Voleva rientrare per le nozze del fratello

Era arrivato da 7 giorni: permesso negato. «Stavolta non è partito volentieri», dice lo zio

da Milano

Forse era stato un presentimento o più semplicemente il desiderio di restare in Italia per il matrimonio del fratello poliziotto. Ma questa volta il maresciallo capo Massimiliano Biondini, 33 anni, mitragliere sull’elicottero Ab-412 caduto a Nassirya, veterano del Kosovo, era partito per l’Irak quasi riluttante. «Massimiliano con ci voleva andare - confida lo zio -. Per le altre missioni era stato entusiasta, ma questa volta non gli andava. Chissà perché».
Biondini, celibe, originario di Bagnoregio (Viterbo), era partito per il golfo appena una settimana fa: era al suo debutto in Irak, dove ha operato come motorista e collaudatore. Ma qualcosa non andava, tanto che aveva subito chiesto di rientrare in Italia già venerdì prossimo per le nozze del fratello Claudio. Ma l’autorizzazione gli era stata negata anche per il fatto di essere appena arrivato a Nassirya, e ora la cerimonia, prevista per sabato, è stata rinviata.
Da tempo Massimiliano aveva lasciato Viterbo dove aveva frequentato la Scuola dell’aviazione dell’Esercito e conseguito il brevetto di mitragliere di bordo. Lì aveva conosciuto il maresciallo Marco Cirillo, morto con lui nei pressi di Nassirya sull’elicottero, e anche il concittadino Simone Cola, l’altro mitragliere ucciso da una raffica di kalashnikov il 26 agosto del 2004 mentre sorvolava un ponte sul fiume Eufrate. Alloggiava nella caserma del Reggimento a Rimini, ma spesso tornava nella frazione di Bagnoregio (Viterbo) dove vive la famiglia Biondini.
I genitori di Massimiliano sono separati: la madre abita al pian terreno di una palazzina di tre piani, mentre il padre risiede in un altro rione del piccolo comune laziale. Gli ex coniugi si sono incontrati ieri mattina intorno alle 9, nella casa della donna dopo aver ricevuto la notizia choc. Papà Biondini, malato di cuore, ha accusato un malore ma poi si è ripreso. Entrambe le abitazioni sono state presidiate dalle forze dell’ordine da uomini dell’esercito per evitare l’avvicinamento di giornalisti e curiosi. Genitori e fratello si sono chiusi in un composto dolore per tutta la giornata. Ha parlato solo qualche autorità locale per dire che «la madre del maresciallo è distrutta».