Xinjiang, proteste contro gli uiguri: 5 vittime

Scontri tra i cinesi han, la maggioranza della popolazione, e gli agenti: dopo le denunce di attacchi con le siringhe da parte degli islamici uiguri, gli han sono scesi in piazza. Strade presidiate dalla polizia cinese: nei tafferugli ci sarebbero cinque morti

Xinjiang, proteste contro gli uiguri: 5 vittime

Urumqi - È di cinque morti il bilancio delle proteste degli ultimi giorni a Urumqi, capitale della regione autonoma del Xinjiang, nel Nordovest della Cina. Lo riferiscono funzionari governativi cinesi. La polizia cinese ha disperso oggi con i gas lacrimogeni nuove manifestazioni di protesta da aprte degli han, teatro in luglio di sanguinosi scontri tra musulmani uiguri e cinesi han che hanno causato la morte di 197 persone. Ieri in città erano scese in piazza migliaia di persone dell’etnia cinese per reclamare maggiore sicurezza dopo centinaia di aggressioni a colpi di siringa. Almeno 500 persone si sono scontrate con la polizia: i manifestanti hanno lanciato bottiglie contro gli agenti, intervenuti per dissipare la protesta. L’incidente ha avuto luogo dopo che gli agenti hanno provato ad arrestare una persona di etnia han, mentre i manifestanti chiedevano la sua liberazione. La contestazione è così sfociata in violenza: la gente ha cominciato a lanciare bottiglie sui poliziotti, costretti a chiamare rinforzi.

Aggressioni premeditate Per il ministro le aggressioni "sono state premeditate, organizzate e condotte da delinquenti agli ordini delle forze separatiste musulmane, e sono la continuazione delle violenze del 5 luglio, volte a nuocere all’unità etnica" della Cina. Da mercoledì scorso migliaia di residenti cinesi di Urumqi protestano nelle strade della città, accusando il governo di non fare abbastanza per proteggerli dagli attacchi dei "terroristi" uiguri. Secondo le denunce, dal 20 agosto membri dell’etnia uigura attaccano a colpi di siringhe i cinesi di tutte le età, compresi "bambini e donne incinte". Il numero dei ricoverati è salito oggi a 531 e quelli di questi che presentano "chiari segni" di punture da ago ipodermico sono 106.

Scontri con la polizia Gruppi di giovani hanno lanciato bottiglie contro gli agenti della polizia armata del popolo (Pap), che da ieri pattugliano le strade della città in tenuta da combattimento. Le autorità hanno chiuso le scuole e hanno annunciato che sono vietate "le marce non autorizzate, le dimostrazioni e le proteste di massa". Durante le manifestazioni più massicce, quelle di ieri, centinaia di persone hanno chiesto le dimissioni - e alcuni addirittura l’esecuzione - del capo del Partito Comunista del Xinjiang, Wang Lequan. Noto per essere un "duro" e intrattenere buoni rapporti con i dirigenti centrali del Partito, Wang è al potere da 14 anni, e alcuni lo accusano di aver approfondito con la sua politica intransigente le distanze tra gli immigrati cinesi (che oggi sono la maggioranza della popolazione della regione) e i locali uiguri, gruppo etnico turcofono e di religione islamica.

Sicurezza "Il problema principale è che qui nessuno si sente sicuro", ha dichiarato un giovane cinese che ha preso parte alle manifestazioni di questi giorni. Anche un altro alto dirigente comunista del Xinjiang, il capo del partito comunista di Urumqi Li Zhi, ha accusato i "terroristi uiguri" di cercare con gli attacchi contro gli han di"«creare un antagonismo tra le etnie nel tentativo di sovvertire l’ordine sociale, dividere la madrepatria e spezzettare la nazione cinese". Gli esuli uiguri affermano che gli attacchi con le siringhe sono "un’invenzione" del governo di Pechino per giustificare ulteriori misure repressive. In passato in Cina si sono diffuse voci di attacchi a colpi di siringhe infette condotti da malati di Aids per protestare contro la propria emarginazione, che sono poi risultate infondate.