Zaia: "Con la Francia per riformare l'Ue"

Qualcosa comincia a muoversi a Bruxelles sul fronte della crisi del latte in una direzione favorevole per i produttori italiani. A ilGiornale.it il ministro spiega l'accordo con i francesi per ottenere gli aiuti al settore lattiero-caseario: "Non si può lasciare tutto nelle mani del mercato"

Zaia: "Con la Francia  
per riformare l'Ue"

Roma - Qualcosa comincia a muoversi a Bruxelles sul fronte della crisi del latte in una direzione favorevole per i produttori italiani. La trattativa politica non si è mai fermata - come del resto la protesta degli allevatori - e i primi segnali di sblocco cominciano ad apparire. Oggi intanto a Bruxelles si è riunito il Gruppo ad alto livello per il latte in cui si è discusso come rendere più stabili ed equilibrati i rapporti contrattuali tra produttori e industriali del settore.

"Quella che si sta profilando è molto più che un’alleanza tecnica: Italia e Francia stanno lavorando assieme a un cambiamento sostanziale della politica agricola europea", spiega il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, all'indomani dell’incontro con l’omologo francese Bruno Le Maire. i due stanno lavorando insieme a un cambiamento sostanziale della politica agricola europea per andare al Consiglio d’Europa del 19 ottobre con la volontà di ottenere i 300 milioni di euro di aiuti al settore lattiero-caseario.

Ministro Zaia, Italia e Francia stanno ponendo le basi per una nuova agricoltura in Europa?
"Sì, Italia e Francia stanno lavorando assieme a un cambiamento sostanziale della politica agricola europea. Siamo contro una visione dell’agricoltura che vorrebbe lasciare tutto nelle mani del mercato, dimenticando che gli agricoltori non sono soggetti economici come gli altri e che i prodotti della terra non sono merci come le altre, sia la Francia che l’Italia propongono una visione diversa, nella convinzione che scivolare nell’ultraliberismo significhi condannare a morte l’agricoltura e danneggiando l’intera economia. Applicare al settore primario leggi che valgono per altri settori non è possibile: si può decidere di non fabbricare una borsa per adeguarsi alla domanda, ma non è così semplice lasciare una vacca da mungere. E il latte che mungo si deteriorerà molto presto."

Cosa hanno in comune le nostre agricolture?
"Francia e Italia hanno in comune un modello di agricoltura fondato sul territorio e, di conseguenza, condividiamo la volontà di difendere le produzioni identitarie che caratterizzano i nostri comparti agricoli. Italia e Francia sono i due Paesi con il più alto numero di dop e igp in Europa, segno tangibile di un modello produttivo che si affida alle sapienze antiche dei contadini e che fa della diversità la sua arma vincente. Su questi principi siamo più vicini di quanto non lo siano tra loro molti altri Paesi dell’Ue, che esprimono una visione dell’economia, e dell’agricoltura, molto distante dalla nostra, in quanto le agricolture sono estremamente diverse dalle nostre."

Poche settimane fa Lei e il Ministro francese Le Maire avete sottoscritto un documento molto importante per salvare il settore lattiero-caseario, molto in crisi in questo periodo. Di cosa si tratta?
"Il documento riconosce la necessità che l’Ue aiuti non solo il settore del latte in polvere e del burro, ma anche quello di formaggi, a fare fronte al mercato, con sostegni all’ammasso privato e con un aumento del sostegno alle esportazioni. La partita che si sta giocando sul latte è quella che riguarda tutta l’agricoltura. Il consiglio del 19 ottobre è un momento decisivo, in cui deve passare la sostanza del documento sottoscritto da 21 paesi a Vienna: un badget adeguato, pari a 300 milioni di euro, l’aiuto privato all’ammasso dei formaggi, il sostegno alla battaglia italiana sull’origine e l’etichettatura dei prodotti."

Non pensa che battersi per esaltare le tipicità e le identità minoritarie sia controproducente in un periodo di globalizzazione e standardizzazione dei mercati?
"E’ nostro diritto e nostro dovere difendere le produzioni identitarie della nostra agricoltura, espressioni di una tradizioni che non vogliamo e non possiamo dimenticare. Un’agricoltura standardizzata e globalizzata annienterebbe, prima o poi, sia l’Italia che la Francia agricole. Non so quale delle due frontiere sarebbe la prima a cedere, ma certamente dopo l’una, inevitabilmente cadrebbe anche l’altra, il che avrebbe fin troppo comprensibili ricadute economiche."  

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