Zampini (Ansaldo) «Senza Scajola è a rischio il nucleare in Italia»

Claudio Scajola=centrali nucleari in Italia, e, quindi, uguale al sensibile riduzione della spesa energetica nazionale, oltre che al netto incremento dell’operatività e dell’occupazione nelle aziende italiane impegnate nel settore e dotate di risorse umane altamente qualificate: è questa l’equazione che, fino al giorno delle dimissioni del ministro delle Attività produttive veniva riconosciuta a livello istituzionale e industriale. Tutto rimesso in discussione, invece, adesso che Scajola si è fatto da parte e rimontano le voci di ridimensionamento dei programmi nucleari. Si è riferito a questo l’amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, nell’auspicare, l’altra sera al Rotary Club Golfo Paradiso, che le dimissioni di Scajola non debbano influenzare il programma della ripresa del nucleare in Italia, perché si tratta di una scelta strategica per il futuro del Paese della quale dovrà farsi carico l' intero Governo.
Secondo Zampini, inoltre, la scelta del ritorno all'energia nucleare dovrebbe essere oggetto di una sorta di accordo bipartizan, per sostenerla indipendentemente dal colore della formazione politica al governo nei prossimi anni. La conferenza dell'amministratore delegato di Ansaldo Energia - uno degli uomini che ha vissuto in prima persona la storia delle centrali nucleari nel nostro Paese, dalla costruzione delle prime a Caorso e Trino, al referendum che di fatto le fece chiudere dopo il disastro di Cernobyl, fino ai giorni nostri - si intitolava «Economia verde o bugie verdi?» perché secondo il suo parere molte sono le inesattezze che vengono sostenute da chi è contro la costruzione di nuove centrali e che spesso influenzano anche l'opinione pubblica: «Spesso le ragioni di chi avversa l'energia nucleare sono più psicologiche che tecniche». Dopo aver ricordato il clima nel quale si votò in Italia dopo Cernobyl, ad esempio la paura della contaminazione dell'insalata, Zampini ha ricordato che le centrali nucleari sovietiche erano ben diverse da quelle costruite nella stessa epoca in Europa, che rispondevano a standard di sicurezza molto più elevati. Presto nel mondo - ha aggiunto Zampini - saranno attive complessivamente 535 centrali nucleari, alcune delle quali proprio ai confini dell'Italia e in futuro le energie rinnovabili, come quella eolica o quella fotovoltaica che a lungo andare avrebbe un costo molto superiore rispetto al nucleare, non potranno certamente sostituire quelle tradizionali da combustibile fossile come il petrolio o quella che potrà essere prodotta dalle centrali nucleari. A giudizio dell’amministratore delegato di Ansaldo Energia,infine, la costruzione di nuove centrali e la possibile riattivazione di alcune di quelle esistenti aprirebbe anche il mercato per molte industrie italiane, e quindi porterebbe benefici all' economia dell'intero comparto che può comunque contare sul know how che l'Ansaldo ancora possiede perché negli ultimi decenni ha continuato a lavorare sulle centrali nucleari create all' estero, in particolare in Romania.LB

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