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Zardini e le foto delle Dolomiti di gusto pop recuperate dal poderoso archivio di famiglia

"A Visionary at Altitude" triologia esposta fino al 14 aprile

Zardini e le foto delle Dolomiti di gusto pop recuperate dal poderoso archivio di famiglia
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Nel cuore industriale di Milano, tra le navate della Fabbrica del Vapore, la montagna prende quota. "A Visionary at Altitude N vijionar sö alalt"(in lingua ladina) reca lo sguardo di Stefano Zardini, fotografo ampezzano capace di trasformare le Dolomiti in un laboratorio visivo dove memoria, identità e contemporaneità si intrecciano. In dialogo ideale con i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, la mostra diventa un ponte culturale tra metropoli e vette, tra l'energia urbana e il silenzio dell'alta quota.

Il percorso riunisce per la prima volta in città la trilogia completa dell'autore. In The Pioneers' Passion l'archivio fotografico di famiglia preziosa testimonianza delle prime stagioni eroiche dello sci e degli sport invernali viene riletto con interventi cromatici e grafici dal gusto pop. Le immagini d'inizio Novecento, con i loro sciatori pionieri e le eleganti figure sul ghiaccio, si accendono di colori inattesi e si offrono come icone contemporanee. Non è nostalgia, ma riattivazione: il passato diventa materia viva, capace di dialogare con una nuova stagione olimpica. Con il progetto Snowland il tono cambia. Le Dolomiti, patrimonio Unesco, si trasformano in uno scenario quasi ludico, attraversato da un'ironia sottile. Zardini osserva il paesaggio come fosse un grande parco giochi e, al tempo stesso, interroga lo spettatore: è la montagna ad essersi trasformata o è il nostro sguardo turistico ad averla riscritta? La fotografia diventa così strumento critico, capace di mettere in discussione l'equilibrio tra natura, comunità e industria dell'intrattenimento. Più intimo e contemplativo ci appare il progetto "Tracce", dove la neve si fa pagina bianca. Dall'alto, i segni lasciati dagli sciatori compongono trame astratte, disegni effimeri che si sovrappongono e si dissolvono. Qui la montagna è protagonista assoluta: non teatro dell'azione, ma superficie sensibile che registra il passaggio umano, trasformandolo in gesto grafico.

Ad arricchire l'esposizione, una selezione di fotografie delle Olimpiadi di Cortina 1956 provenienti dall'archivio Zardini, ulteriore tassello di una narrazione che attraversa generazioni. L'allestimento, concepito come esperienza immersiva, amplifica il dialogo tra immagini e spazio, coinvolgendo anche giovani scenografi in formazione.

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