"Zitti e buoni" Non si scherza col potere

Vietato non vietare: è ammessa la "trasgressione consentita" cioè innocua. Per il resto c'è il silenzio...

Chiariamo subito: la satira non ha niente a che fare con comici della trasgressione consentita, battutisti di regime, rivoluzionari con la pensione, indignati un tanto al chilo d'oro, moralisti della domenica, eterni perseguitati da nessuno, giullari fedeli alla linea, censurati immaginari, contestatori del libero mercato con il codice a barre stampato in fronte, fustigatori di indifesi o indifendibili, insomma con quella gente che racconta mediocri barzellette a senso (politico) unico sui canali televisivi nazionali o peggio ancora si esibisce in patetiche imitazioni, il grado più degradante della comicità. Non ci facciamo prendere in giro da gente che sfonda porte aperte mostrando il petto come se fosse davanti a un plotone d'esecuzione, ben sapendo di non rischiare nulla e di incassare molto. La satira si paga più di quanto venga pagata, altrimenti è solo propaganda dozzinale rivestita di battute. La satira non è esibirsi davanti al tiranno per avere in cambio un osso da rosicchiare. La satira è informare il tiranno della sua inesistenza, e poi bere la cicuta con una risata. La satira, tra l'altro, non è solo politica e può essere lieve e surreale e spiazzante come potrete vedere nelle pagine seguenti.

La satira se la passa davvero male. I tempi non le sono favorevoli. Dovrebbe essere il luogo della libertà ma abbiamo già visto che le cose non stanno così. Erano satira le vignette di Charlie Hebdo su Maometto. Il fondamentalismo islamico ha reagito sterminando la redazione del giornale. Fine della satira sull'islam e il suo profeta. Chi oserebbe rischiare? Nessuno.

Siamo partiti dalle battute e siamo arrivati allo scontro di civiltà: non sembri eccessivo. Meglio precisare che ormai le minacce alla nostra libertà d'espressione arrivano soprattutto dal fronte interno. Le società occidentali sembrano sprofondare in un delirio isterico scatenato, paradossalmente, dalla propria tolleranza. La cultura del riconoscimento delle minoranze, in origine, era sacrosanta. Ma guardiamo cos'è diventata: la sede di rivendicazioni assurde, contrarie alla logica, alla storia, alla natura. Peggio. È diventato il manganello da picchiare sulla bocca a chi propone un punto di vista diverso, dissonante e dissacrante. Gli esempi sono infiniti. Non si può dire una parola su razza, sesso, corpo e religione: praticamente il 90 per cento della nostra vita, per un motivo o per un altro, è escluso dal campo del comico. Non si può ridere, e basta. Chi lo fa, rischia il marchio d'infamia.

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