Santoro, oggi peggio di Tangentopoli

Ad <em>Annozero</em> va in onda l’ennesima trasmissione contro Berlusconi. 
Rispolverati i vecchi filmati di Forlani e Craxi: &quot;È Silvio il suo
erede, oggi peggio di Tangentopoli&quot;. E Grillo lancia l'anatema: &quot;Anche noi alle Regionali&quot;

La storia d’Italia schiacciata sulle manette, gli avvisi di garanzia, e le leggi ad personam. È il format giudiziario di sempre: Annozero non tradisce mai. Che si parli di Craxi o di Berlusconi, l’accoppiata Santoro-Travaglio ripropone sempre gli stessi fondali limacciosi, gli stessi squali, anche se con la pinna da statisti, gli stessi conti svizzeri, gli stessi prestanome, veri o presunti. E i soliti sospetti. La puntata di ieri sera arriva giusto dopo le celebrazioni per il decennale della morte dell’ex leader socialista. Anche il presidente della Repubblica si è sentito in dovere di scrivere una lettera calibratissima alla vedova Anna Craxi per ricordare il Craxi statista, il Craxi trattato «con una durezza senza eguali», il Craxi che secondo la Corte di Strasburgo non ebbe un processo equo.

Ad Annozero cercano di legare B. e B., gli anni Ottanta di Bettino e gli anni zero del Cavaliere: più che di Sigonella o del referendum sulla scala mobile contano Silvano Larini con le sue buste gialle e Maurizio Raggio, amante della contessa Vacca Agusta ma soprattutto gestore occulto di alcuni conti pesanti riconducibili all’ex leader socialista.
E poi, va da sé, certi temi sono ormai archeologia giudiziaria e risalgono a quindici, sedici anni fa, tanti, troppi; ecco allora l’aggancio poderoso con l’attualità: la legge sul processo breve, i dibattimenti, delicati per definizione, destinati a finire nel nulla della prescrizione, la legalità sempre sul punto di essere calpestata. La telecamera zooma su Palermo, i pm in trincea sono preoccupati, la lotta alla mafia è a rischio. I Pm si sentono delegittimati e intanto si scopre che cinque magistrati sono nel mirino di Cosa nostra. Perfetto. È l’emergenza che dura dal 1992, perché arresti e rogatorie non hanno fatto piazza pulita del sempiterno partito degli inquisiti. L’epurazione è incompiuta, la guerriglia continua, il vocabolario è sempre quello: manca l’antifascismo ma per il resto c’è tutto l’armamentario. Con il rassicurante corteo di luoghi comuni e di retorica dell’antimafia, nutrita alla mangiatoia dell’antiberlusconismo militante.

Sfilano le immagini del processo Cusani, la piccola Norimberga italiana: si vede Forlani con la bava alla bocca, e Forlani è in balia di Di Pietro che lo schiaffeggia di domande sui soldi della politica, poi tocca rivedere il duello Di Pietro-Craxi, e Craxi mostra una tempra ben lontana da quella di pasta frolla dei big Dc, ma siamo già alla domanda lanciata come un ponte cinese verso l’oggi e l’era berlusconiana: «Craxi - dice Michele Santoro, appoggiandosi al giudizio dell’ex coordinatore del Pool Gerardo D’Ambrosio - perseguiva il nobile fine della politica, ma si può coltivare la politica violando la legge?».

La tesi è quasi scontata: si riabilita Craxi per puntellare il muro a protezione del premier. È, secondo Santoro, la storia piegata e strumentalizzata. Craxi diventa lo scudo che Berlusconi si porta dietro, come una valigetta portatile. La storia d’Italia è un susseguirsi di ruberie e prepotenze, anche legislative, altro da segnalare per l’era Craxi e per il regno di Berlusconi non c’è. Desolante.

Beppe Grillo, con intervista registrata e barba da guru, ironizza: «Dedichiamo una tangenziale o una passeggiata a mare a tutti gli inquisiti». Lui intanto candida i suoi in cinque regioni. E Paolo Flores d’Arcais, dopo aver scomodato i Vangeli e Gesù, offre la quadratura del cerchio: «La situazione di oggi è infinitamente peggiore di quella già orrenda scoperchiata da Mani pulite». Tangenti allora. Tangenti e impunità oggi. E la storia d’Italia viene riscritta come un unico, interminabile avviso di garanzia.

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