"Vi racconto la vera Ruby"

Un'imprenditrice, Graziana Cubeta, in esclu­siva al Giornale racconta la storia della sua amica marocchina, conosciuta nei primi mesi del 2009: "Il primo incontro in un locale di Messina. Mi disse che era egiziana. Mi confessò d’aver subìto molestie, violen­ze inaudite dal padre, e che per questo motivo era scappata di casa. La salvai dalla strada d'accordo con mia madre e con un padre di famiglia, che insieme alla figlia in un secondo momento la ospitò"

"Vi racconto la vera Ruby"

nostro inviato a Messina

La storia di Ruby, tale e quale, un anno prima. Una storia inedita, tenuta nasco­sta dagli inquirenti, da legge­re dunque con estrema atten­zione. Dopo averla racconta­ta in dieci pagine di verbale al­la polizia di Messina, l’amica del cuore della minorenne marocchina la ripete in esclu­siva al Giornale . Lo sfogo di Graziana Cubeta, titolare di un’agenzia di marketing e moda sullo Stretto, arriva di getto. Tutto d’un fiato: «In questi mesi sono arrivati a of­frirmi fino a 40mila euro per un’intervista su Ruby. E se non ho mai aperto bocca è perché credevo bastasse quel che avevo riferito, nei detta­gli, in un drammatico interro­gatorio durato 13 ore. Col pas­sare del tempo, però, ho visto che uscivano verbali, intercet­tazioni, articoli che descrive­vano Ruby per quello che non era, e mai un accenno a quel che avevo raccontato io insie­me a quel padre di famiglia che si era preso a carico la ra­gazza per salvarla dalla stra­da. Evidentemente la nostra verità non faceva comodo a chi vuole dipingerla per forza come una ragazzina di facili costumi. Ora vi dimostro che Ruby non è, non può essere, una prostituta».

Da dove cominciamo?
«Dal nostro primo incon­tro, in un locale di Messina. Primi mesi del 2009. Ruby mi viene presentata da una si­gnora che gestisce un centro estetico e che conosco per­ché le avevo curato la pubbli­cità del negozio. Non so per­ché ma con quella ragazza nordafricana, bellissima, en­tro subito in confidenza. Par­liamo a lungo, fino a quando mi prende da parte e mi confi­da di essere terrorizzata: “Ti devo parlare, voglio fidarmi, non ho scelta. Sento che sei una brava persona, devo rac­contarti delle cose orribili. Non conosco nessuno, aiuta­mi, ti prego”».

Che cosa le raccontò?
«L’esordio è una bugia: mi dice di essere egiziana e che è qui in vacanza. Poi, successi­vamente, si apre sempre più aggiungendo che è musulma­na, marocchina e minoren­ne. Ci resto di sasso per la mi­nore età perché le dò minimo 23-25 anni. Mi confessa d’aver subìto molestie, violen­ze inaudite dal padre, e che per questo motivo è scappata di casa. Ammette che a tutti dice qualche bugia e di essere maggiorenne perché sennò non trova lavoro, e quel poco da fare che trova lo deve sem­pre abbandonare perché tutti le saltano addosso. Non ha un tetto, due soli vestiti in una busta di plastica, mai un euro in tasca, a volte dorme sulle panchine o nei parchi. Insom­ma, si muore letteralmente di fame. “Aiutami, ti prego”. Mi racconta tutta la sua vita, inti­mamente, senza freni. Del­l’olio bollente in testa, delle frustate sulla schiena di cui esistono le foto scattate dai medici. Delle botte prese per­c­hé ha deciso di cambiare reli­gione. Lo stesso identico rac­conto che ha fatto nell’intervi­sta a Signorini in tv. Doman­datevi. Che motivo avrebbe avuto di mentire, in tempi non sospetti, a me che non so­no nessuno e per di più una persona che in modo disinte­ressato le sta dando una ma­no? Non mentiva, ne sono si­curissima. Tornando a quel periodo, mi fa subito una gran pena, giuro. Decido di aiutarla d’accordo con mia madre e con una bravissima persona, un padre di fami­glia, che insieme a sua figlia in un secondo momento la ospita a casa».

Torniamo alla prostituzio­ne. Perché, a suo dire, Ru­by non può averla esercita­ta?
«Ci sto arrivando. Tra le la­crime Ruby confessa che la donna che gestisce il centro estetico dove lei lavora l’hari­petutamente invitata a prosti­tuirsi in feste e case private di gente facoltosa.Mi giura d’es­sersi sempre rifiutata di fare sesso a pagamento perché, so­lo l’idea, la fa vomitare. Prefe­risce morire di fame, come ef­fettivamente si moriva, piut­tosto che cedere. Se solo si fos­se venduta, tanto era bella e richiesta a Messina, sarebbe diventata presto miliardaria. E invece niente. Eppoi era sot­to ricatto: perché non avendo un tetto Ruby dormiva nel centro estetico. “Aiutami a scappare...” ripeteva».

Ma lei alla polizia ha rac­contato anche queste co­se?
«Questo e quello che ora le dirò. Basta andare a prender­si il verbale. È tutto lì».

Continui.
«Un giorno Ruby scappa dal centro e si presenta a casa mia. Io chiedo aiuto a un ami­co dei miei genitori perché lei è minorenne. Per quello che posso fare le compro qualche vestito visto che non ha nep­pure le mutande, le offro un letto, da mangiare, la mia ami­cizia. Presto però iniziano strane telefonate anonime e minatorie. Ruby poi casca in un tranello teso dalla sua ex datrice di lavoro che, a sua in­saputa, l’ha denunciata per il furto di un bracciale rivendu­to, sempre a detta della don­na, per comprarsi vestiti e bor­se griffate: all’appuntamento Ruby però trova la polizia che la trascina in questura anche perché priva di documenti (che il padre le aveva seque­strato). Da qui mi telefona in preda alla disperazione. Con l’amico dei miei genitori ci precipitiamo da lei e...».

Sembra di rivedere la Mi­netti...
«Faccia lei. La trovo in lacri­me, che trema. Quando mi ve­de mi abbraccia e non lascia la mano un secondo. Spiego a chi la sta interrogando che era impossibile quel che rac­contava la proprietaria del centro estetico, che evidente­mente aveva paura di quel che Ruby mi potesse raccon­tare sulle pressioni a prostitu­irsi. Dimostro facilmente che la ragazza vive con un amico dei miei genitori (che firmerà anche una sua deposizione), che non ha mai avuto un cen­tesimo e che se solo avesse davvero rubato il bracciale coi soldi avrebbe potuto com­prarsi vestiti o fare la bella vi­ta, e invece vive dei 20 euro al giorno che le regalo. Alla poli­zia Ruby ha il coraggio di de­nunciare le pressioni di quel­la donna, ma al tempo stesso è terrorizzata all’idea di finire nuovamente nella comunità di delinquenti e drogati da do­ve era già scappata».

L’hanno rilasciata?

«Sì, dopo l’intervento di al­cuni politici da me interpella­ti. L’indomani la mandano in una casa di accoglienza di ra­gazze madri, un ambiente de­cisamente più tranquillo. Ma per lei era come stare in un carcere. Per questo, dopo due mesi, scappa. Senza dir­mi una parola. Ci sono rima­sta male, ma poi ho capito la sua scelta, la sua voglia di vive­re, di emanciparsi, di diventa­re una ballerina. Quando ho sentito il suo nome in tv per poco non cado alla sedia. Non ci volevo credere.

Lei che rischia di far cadere il go­verno, il premier indagato per aver fatto sesso a paga­mento con Ruby? Non scher­ziamo. Non s’è prostituita quando stava morendo di fa­me, figurarsi se ha tradito se stessa una volta raggiunto il sogno di Arcore».

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