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È lei che apre la porta al suo assassino. E gli prepara anche un caffè. Torino, 9 febbraio 1988. Giorgia Padoan ha 21 anni, studia lingue, sogna di viaggiare. Quella mattina qualcuno suona al citofono. È Giorgia ad aprire. Lo fa entrare. Si fida. Poche ore dopo, la madre la trova morta sul divano. Strangolata con una piccola catena metallica. Nessun segno di effrazione. Nessuna vera colluttazione. Due caffè preparati. Una tazzina rovesciata. Un’impronta di scarpa nel caffè. La casa a soqquadro, gas aperto, acqua che scorre. Qualcuno resta lì dopo il delitto. Qualcuno pulisce, sposta, costruisce una scena. E poi quella telefonata: “Non volevo ucciderla”. Più di mille persone ascoltate. Piste ovunque. Nessuna verità. E allora la domanda è ancora la stessa, dopo quasi quarant’anni: chi ha ucciso Giorgia Padoan, e perché? È adesso online l’analisi investigativa del professor Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Caffè con l'assassino

Oggi si tratta di festeggiare i papà, che di solito non sono molto bravi con i figli, spesso passano il compito alle mogli che sono davvero meritevoli di ogni tipo di applausi. Io non posso festeggiare mio papà che morì quando avevo sei anni ed è già tanto che mi ricordi di lui. Comunque in questa giornata me lo ricordo più di altri giorni e quindi faccio finta di averlo ancora. Ciao papà.

Vittorio Feltri
Auguri a tutti i papà, tranne che al mio

Una ragazza di 25 anni mangia una minestrina in casa. Poco dopo muore. L’autopsia dice una cosa sola: cianuro. Roma, San Lorenzo, 22 febbraio 2000. Francesca Moretti lavora con i bambini dei campi rom. Vive con due coinquiline. Da giorni sta male per una lombosciatalgia, poi improvvisamente crolla, viene portata in ospedale e muore. L’esame autoptico è netto: la vittima ha ingerito del cianuro. Le indagini prendono molte direzioni. Prima l’attenzione sull’ambiente rom e su una relazione sentimentale complicata. Poi i sospetti si spostano dentro l’appartamento condiviso, su una minestrina preparata da una coinquilina e su un possibile movente di gelosia. Ma tra ritardi investigativi, perizie contrastanti e assenza di prove dirette, il processo finisce con un’assoluzione. Nessun colpevole. Eppure Francesca Moretti è morta avvelenata. Chi ha messo il cianuro nel suo cibo?

Alessandro Politi
Cianuro nella minestra a Roma

Sotto una fitta pioggia è partito a Torino da piazza XIII Dicembre il corteo regionale pro Palestina e contro il conflitto in Iran a cui partecipano alcune centinaia di manifestanti. In testa lo striscione con la scritta che recita 'Criminale è chi sostiene il genocidio. Contro Usa e Israele Free Palestine Free Iran'. "Il regime israeliano e gli Usa vogliono annientare la Palestina definitivamente - al microfono - contando sull'amnesia collettiva". "Saremo sempre contro le guerre imperialiste - hanno affermato i manifestanti - noi abbiamo imparato dai palestinesi cosa vuole dire resistere e lottare per un mondo giusto". "Solo il popolo - hanno aggiunto - può salvare il popolo, solo noi possiamo salvarlo da questa guerra che abbiamo il dovere di fermare. Il nostro governo fa soldi su distruzione e morte, vogliamo che impedisca che vengano utilizzate le basi militari sul nostro territorio, vogliamo che si interrompano i rapporti con Israele, che fermi la produzione di armi nel nostro Paese. Basta a questa complicità che ci sta portando nel baratro". In piazza, nella manifestazione organizzata da varie sigle a partire da Torino per Gaza, molte bandiere palestinesi ma anche di Rifondazione Comunista dei sindacati di base, e di altre organizzazioni. Il corteo attraverserà il centro del capoluogo piemontese fino ad arrivare in piazza Vittorio Veneto.

Redazione web
Torino, pro Pal in piazza contro la guerra in Iran
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