I militari salvano i pacifisti. È necessario avere anche l'esercito per poter portare la pace. Nessuno l'ha mai spiegato in modo così plastico come quello che è accaduto alla flottiglia
I militari salvano i pacifisti. È necessario avere anche l'esercito per poter portare la pace. Nessuno l'ha mai spiegato in modo così plastico come quello che è accaduto alla flottiglia
Da ormai decenni le manifestazioni, gli scioperi generali non hanno un motivo specifico, oppure ce l'hanno, ma sono come nei libretti delle istruzioni scritti in piccolo in fondo. Lo scopo principale è quello senza se e senza ma, comunque a tutti i costi andare contro il governo
Il pacifismo è un'idea che piace molto e che funziona tanto perché è un'idea buona, però molto spesso questa idea si irregimenta e si militarizza in comportamenti che diventano anch'essi stessi violenti. Il sindacato è sceso in piazza a Milano, ma a sfilare c'erano anche gli anarchici e persone violente. Lo scolpo è di fermare il conflitto Israelo-palestinese o mettere a ferro e fuoco la città?
La galassia progressista va in tilt su Gaza: tra manifestazioni che diventato assalti alle forze dell’ordine, mettono a soqquadro le città e bloccano il Paese e missioni in barca a vela che giocano con il diritto internazionale
Diciamoci una verità scomoda, "Bella ciao" non è più una canzone di libertà. Non solo è diventata un ballo da villaggio turistico o la colonna sonora di una serie tv, ma ha attraversato l'oceano per finire su una pallottola. Una situazione figlia di una cultura d'odio che vede l'avversario come un nemico da eliminare
Charlie Kirk aveva anche delle opinioni non condivisibili, ma è stato ucciso per le sue idee, e questo è inaccettabile. Così come è inaccettabile che da sinistra non arrivino parole di solidarietà ma anzi di giustificazione per l'odio.
La morte di Charlie Kirk non spegne le sue idee: chi uccide per fermarle ignora la storia. Le idee, diceva V per Vendetta, sono a prova di proiettile. Ma l’odio che l’ha colpito è solo la punta dell’iceberg
In questa puntata di M.A.R.C. Francesco Maria Del Vigo ripercorre la vicenda di Kirk e spiega i motivi che stanno dietro alla sua uccisione
Dal campus universitario al dibattito pubblico italiano: la morte di Charlie Kirk è il sintomo estremo di un clima che da anni trasforma il confronto in odio e l’avversario in bersaglio. Un terreno avvelenato da parole che non restano parole, da simboli che diventano minacce, da un racconto culturale che legittima l’esclusione di chi non si allinea. In questa puntata di M.A.R.C. Francesco Maria Del Vigo ripercorre la vicenda di Kirk, analizza le reazioni arrivate anche in Italia e mostra come l’arroganza morale possa diventare complicità con la violenza. Non solo cronaca, ma la fotografia di un mondo che si illude di difendere la libertà mentre ne scava la fossa.
Il comico in tv s'infuria e insulta un ospite. Ma inanella una serie di errori e "fake"