Le 5 domande che avremmo voluto fare a Lippi e che attendono una risposta

Il ct viareggino ha dimostrato grande dignità nel presentarsi dinanzi al plotone di esecuzione, assumendosi tutte le colpe della missione. Ha raccolto la stima dei cronisti che hanno evitato di fargli domande. Qui ne indichiamo alcune che meriterano una risposta

Le 5 domande che avremmo voluto fare a Lippi e che attendono una risposta

Il passo d'addio è stato pieno di dignità. Molti suoi colleghi del passato, da Edmondo Fabbri responsabile della Corea nel '66 (convinto d'essere stato boicottato dal medico Fino Fini e dal dirigente dell'epoca Artemio Franchi protettore di Ferruccio Valcareggi, suo successore) fino a Trapattoni, che pure aveva spalle grosse e se la cavò grazie all'arbitro Moreno, non avevano avuto il coraggio di sfidare il plotone d'esecuzione pronto a far fuoco. E invece Marcello Lippi a cui potremmo addossare ogni difetto tranne quello di affrontare a testa alta il nemico, si è comportato con grande coraggio. É arrivato in sala stampa e ha detto "è tutta colpa mia" di fatto disarmando la critica. Anzi ricevendo, all'istante, la solidarietà dei giornalisti presenti.
Se fossimo stati in Sudafrica, avremmo voluto fare a Lippi alcune domande, almeno cinque, che qui possiamo riassumere, e che rappresentano di fatto la sintesi del fallimento della missione. Eccole in sequenza.

domanda: perché ha puntualmente cambiato durante l'intervallo delle tre partite, schieramento e interpreti dando così ai suoi l'impressione di non avere grande fiducia nelle scelte iniziali buttando a mare alcuni giocatori?

Seconda domanda: perché, avendo intuito che c'era del terrore nel gruppo, non è intervenuto per tempo mettendo fuori quelli che davano l'impressione di farsela sotto?

Terza domanda: perché nella sfida decisiva ha puntato su Iaquinta centravanti che centravanti non ha mai giocato nell'Udinese prima e nella Juventus poi?

Quarta domanda: perché non si è accorto, durante gli allenamenti, che l'attaccante più in forma di tutti era Quagliarella che pure a Ginevra nell'amichevole con la Svizzera s'era dimostrato bello pronto? Come può uno così, entrato nella ripresa, mettendo da solo in crisi la Slovacchia, non emergere nel corso degli allenamenti ripetuti fatti prima al Sestriere e poi a Centurion?

Quinta domanda: nella scelta del portiere sostituto di Buffon, infortunatosi alla schiena, ha puntato sul l'acerbo cagliaritano Marchetti che aveva dipinto sul viso il terrore mentre invece De Sanctis, più esperto, già utilizzato in Germania, poteva dare maggiori garanzia di tenuta psicologica oltre che fisica?

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