da Roma
La verità è che non si sono mai presi, da quel primo incontro che solo le strane e imperscrutabili coincidenze del destino vollero far cadere esattamente il giorno dopo in cui Giorgia Meloni giurò al Quirinale come 31° presidente del Consiglio della nostra beneamata Repubblica. Era il 22 ottobre 2022, Emmanuel Macron atterrava a Roma per una visita organizzata da tempo alla Comunità di Sant'Egidio e un'udienza con Papa Francesco. L'indomani i due si incontrarono a sera, arrampicati sul Gianicolo e seduti sulla terrazza dell'hotel Gran Melià di Roma. Già allora furono solo sorrisi di circostanza, preceduti da una complessa e faticosissima organizzazione dell'incontro da parte dei rispettivi staff. Era la prima volta e poteva trattarsi di una semplice incomprensione logistica. Bastarono poche ore per capire che la distanza tra i due era non solo politica, ma soprattutto umana. Perché pur avendo visioni lontane e delle idee diversissime di Europa, Italia e Francia condividono storicamente - e anche geograficamente - interessi e convergenze strategiche. Eppure - al netto di qualche parentesi di distensione, come in occasione dell'incontro a Versailles nell'agosto 2024 a margine delle Olimpiadi di Parigi - è stato un costante braccio di ferro. Distanza siderale che dura ormai da tre anni e mezzo.
L'ultimo atto ieri, con Macron che a margine di una visita in India si dice molto "colpito" dal fatto che "i nazionalisti che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese siano i primi a commentare ciò che accade altrove". Un affondo a freddo, diretto alla Meloni che aveva commentato la morte del ventitreenne attivista di destra Quentin Deranque a opera di militanti di sinistra parlando di "clima di odio ideologico diffuso in diversi Paesi" e di "ferita per tutta l'Europa". Un fallo a gamba a tesa, perché Meloni si era limitata a un commento sull'avvenimento in sé - una notizia che è rimbalzata sui media di tutto il mondo - senza dare adito ad alcun tipo di polemica. Circostanza di cui devono essersi resi conto anche all'Eliseo, visto che la prima reazione della diplomazia francese - anche quella di stanza a Roma - è stata smussare e sminuire. Macron, lasciano intendere da Oltralpe, parlava dei nazionalisti in generale, mica ce l'aveva con Meloni. Insomma, colpa dell'agenzia francese Afp che "ha messo nel titolo Meloni". Peccato che il video delle parole di Macron - riportato anche da Repubblica - sia implacabile: un giornalista gli chiede se si riferisca a Meloni e la risposta è "hai capito bene".
E infatti la replica di Palazzo Chigi non si fa attendere. "Le dichiarazioni di Macron sono state accolte con stupore", fa sapere la presidenza del Consiglio. Passa qualche ora ed è Meloni a dirsi "sorpresa". "Le parole di Macron mi hanno colpito e non me le aspettavo perché - dice la premier - la mia riflessione non è sulla Francia ma su come si sta polarizzando lo scontro politico nelle grandi democrazie occidentali".
Uno scontro che a Palazzo Chigi derubricano con una doppia lettura: da una parte Macron ha affondato il colpo sul fronte interno alla destra nazionalista di Marine Le Pen, dall'altra ha lanciato un segnale a Berlino e al rapporto che Friedrich Merz ha stretto negli ultimi mesi con Meloni.
In verità, sullo sfondo resta la consapevolezza di un equilibrio che tra la premier e l'inquilino dell'Eliseo è sempre stato più che gelido. Al netto delle distanze sui Volenterosi per l'Ucraina, sui migranti, su Trump o sul Mercosur, basta tornare con la mente alle immagini del G7 di Borgo Egnazia per aver chiaro quanto i due non si siano mai presi.