Tutte donne giovanissime. Arrivavano in guardia medica per piccoli disturbi - influenza, febbre, mal di testa - oppure per situazioni più serie, e si ritrovavano addosso le mani del medico. "Pietrificate" di fronte alla violenza, come è stato ricostruito nell'inchiesta della pm Alessia Menegazzo, hanno deciso di farsi avanti e denunciare. In tutto erano nove, e tra queste la vittima più giovane aveva appena 19 anni. Per loro in tribunale a Milano è arrivata una doccia fredda: il medico di guardia 42enne si è visto ridurre drasticamente la pena, passando dai 10 anni inflitti in primo grado, a 6 anni e sei mesi di carcere a cui è stato condannato in appello a Milano.
Le parti civili - le donne che hanno subito gli abusi e Ats - erano assistite, tra gli altri, dagli avvocati Patrizio Nicolò e Laura Panciroli. Non è ancora chiaro che cosa abbia spinto il collegio della prima penale della Corte d'Appello di Milano a riformare la sentenza seppur parzialmente, bisognerà aspettare sessanta giorni per le motivazioni. Potrebbe essere stata la concessione delle attenuanti generiche, o più probabilmente, come è trapelato, una rimodulazione della pena base che ha portato a un ricalcolo della condanna. Le vittime - che si erano rivolte agli ambulatori di Milano, San Giuliano Milanese e San Donato - non hanno mai ricevuto, in questi anni, neanche una parola di scuse dal dottore e nemmeno risarcimenti extragiudiziali.
Gli episodi vanno dal 2021 al 2023, anni in cui il medico ha lavorato in quegli ambulatori e resta il dubbio che molte altre persone abbiano subito violenza e non abbiano denunciato. Peraltro lo stesso medico, in era Covid era finito in un'inchiesta analoga, ma era stato assolto. Il giudice di primo grado Luigi Iannelli nelle motivazioni della condanna in abbreviato aveva spiegato che dall'indagine era emersa una "serialità" e una certa "selezione" delle vittime da parte dell'imputato, condannato per violenza sessuale aggravata dall'abuso di autorità. Per altro in alcuni casi erano donne che, come il medico di guardia sapeva bene, avevano avuto un "passato di sofferenza psichiatrica e comunque di fragilità psicologica". Il gup aveva osservato che l'imputato "aveva approfittato della fisiologica soggezione che le pazienti, tutte malate, subivano in virtù della sua figura di sanitario, e a cui imponeva di affidarsi a lui per un'adeguata tutela della propria salute".
In tal modo, aveva costretto le donne a subire gli abusi, per via della sua" veste sociale" di medico, motivo per cui è stato condannato per violenza sessuale aggravata dall'abuso di autorità: le donne avevano infatti acconsentito alle sua azioni solo "dopo un'informativa distorta e strumentale, sulla scorta di una vera e propria pressione psicologica".