Addio Pcf: dopo elettori e iscritti, se ne va pure la segretaria Buffet

Il più coriaceo partito comunista d'Occidente, restio a qualsiasi revisionismo anche dopo la caduta dell'Urss e del Muro, «celebra» il suo 35.mo congresso fino a domenica. Alle ultime presidenziali è arrivato sotto la soglia del 2%, e dopo la leader il futuro è sempre più nero

Addio al più coriaceo Partito comunista d'Occidente. Quello francese: oppresso da un'emorragia di voti, ma soprattutto di militanti, lo storico partito secondo soltanto al Pci di Enrico Berlinguer perde l'ultima dei leader storici, Marie-George Buffet.
Arrivata alla segreteria dopo le direzioni di Robert Hue (1994-2001) e del celebre Georges Marchais (1972-1994), la Buffet dopo nove anni lascia oggi una formazione al tramonto, che non ha mai neppure tentato una revisione profonda del suo profilo programmatico.
Nel lasciare, la Buffet è sembrata più che mai fedele al clichet che fa del Pcf uno dei partiti più tradizionalisti e conservatori della conservatrice sinistra europea. «Più passano i giorni, più crescono i miei nipoti, più ho voglia di militare, più mi sento profondamente comunista e femminista...», ha detto, facendo sfoggio di retorica novecentesca, nel suo ultimo discorso da segretario nazionale. Era davanti ai 600 delegati del 35/o congresso del partito (riunito a Parigi fino a domenica) e a molti leader della sinistra transalpina, tra cui la segretaria socialista Martine Aubry.
Proprio vedendo la sua «cugina» socialista, la Buffet non ha mancato di buttar lì un invito che ha il sapore dei bei tempi andati: «Da qui potrebbe partire una grandissima manifestazione unitaria...», ha detto, visibilmente commossa per i fragorosi applausi della platea.
Nonostante gli sforzi per trasformare il partito e portarlo al passo col nuovo millennio, la Buffet, per quanto popolare, rimane legata al drammatico risultato alle ultime elezioni presidenziali quando, nel 2007, nella corsa all'Eliseo raccolse solo l'1,93% dei voti. Inoltre non è stata apprezzata dai suoi sostenitori l'alleanza con un altro partito della sinistra radicale, il «Front de Gauche» di Jean-Luc Melenchon, così come non trovano consensi le aspirazioni di quest'ultimo a candidarsi all'Eliseo nel 2012.
Alla vigilia del congresso, duecento tesserati si sono dimessi in modo simbolico quasi ad annunciare una fine già attesa. «Dobbiamo prendere atto del fallimento della trasformazione del Pcf: è la fine di un'epoca», commenta al quotidiano cattolico La Croix, Gilles Alfonsi, exmembro del consiglio nazionale.
«Dopo Buffet non ci sarà praticamente più Pcf», gli fa eco il politologo Gerard Grunberg. È in questo clima che la segretaria ha pronunciato il suo addio, davanti ai rappresentanti di tutta la sinistra, oltre alla Aubry, la verde Cecile Duflot, Olivier Besancenot fondatore del Nuovo partito Anticapitalista e Arlette Laguiller di Lotta operaia.
Domenica, in chiusura del congresso, la Buffet, iscritta al Pcf dal 1969, ministro dello Sport nel governo di Lionel Jospin, lascerà il testimone al suo successore. Favorito è il suo braccio destro, Pierre Laurent, 52 anni, ex capo redattore del quotidiano di partito L'Humanité. Un uomo discreto, «senza carisma, ma fedele», scrive Le Monde anticipando la sua elezione. Suo solo sfidante è l'eurodeputato Jacky Henin il quale ha scarse possibilità di venire eletto.
Oggi, nei corridoi del congresso, i presenti hanno reso omaggio all'azione della Buffet. Ma niente nostalgia. La forza del Pcf «non è una persona, ma le idee e i militanti», assicura Michele Gruner,segretario federale del partito, secondo cui anche Pierre Laurent farà un «ottimo lavoro».

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