Alboni: «Fratelli d’Italia nelle bacheche di tutte le scuole»

Undici strofe più il ritornello: «Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò». È l’Inno di Mameli che Roberto Alboni, vicecapogruppo del Pdl in Regione, vorrebbe vedere esposto con tanto di bacheca e bacchettina nelle aule di tutte le scuole. Non solo, l’esponente (ex) An rilancia, proponendo che la foto del presidente della Repubblica si affianchi alla pergamena dell’inno.
Il volto di Giorgio Napolitano (e dei suoi successori) sarebbe così ben impresso nella mente di tutti gli studenti. Fuori dagli edifici scolastici, poi, Alboni chiede di esporre il pennone con il tricolore. Ciliegina sulla torta, la richiesta di istituire una commissione in difesa della lingua italiana.
«Nessuna intenzione polemica nei riguardi della Lega» dichiara sereno Alboni, che parla anche come vice coordinatore regionale vicario degli Enti locali del Pdl. Forte dell’incarico, ha inviato a tutti i consigli comunali di Lombardia una mozione in cui chiede di sostenere il progetto di legge in difesa dell’inno nazionale.
La marcetta composta da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, nonostante i toni battaglieri, si è scoperta indifesa dagli attacchi dei leghisti e anche semplicemente dagli assalti di coloro che non la gradiscono per motivi musicali. In assenza di una legge, come quella che il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha appena presentato, Fratelli d’Italia è solo l’inno provvisorio della Repubblica: nel 1946 ha sostituito la Marcia Reale ma senza mai ricevere il timbro ufficiale né tanto meno il riconoscimento costituzionale che invece è toccato al tricolore, descritto in ogni dettaglio bianco rosso e verde nell’articolo 12 della Carta.
Alboni, con la sua opera di moral suasion ai Comuni, è convinto di fare un’opera educativa: «Quando andavo a scuola io, nell’aula c’era il Crocifisso, la foto del presidente della Repubblica, la cartina geografica e il testo dell’inno di Mameli. Credo che i nostri giovani abbiano bisogno di partire sulla giusta strada per non perdersi senza riferimenti nella vita». Il vice coordinatore del Pdl lamenta la mancanza di attenzione alle istituzione e ai suoi simboli: «In alcune scuole non è esposta neppure la bandiera, in altre è rovinata. Credo che la proposta di legge per l’inno vada nella direzione giusta».
Il consigliere fugge dalle polemiche con la Lega, ma è indubbio che ad accendere le passioni è stata anche la recente scelta del governatore del veneto, Luca Zaia, di essere accolto sulle note verdiane di Va’ pensiero invece che dall’elmo di Scipio.

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