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I volontari Alpini in campo per i Giochi. Le penne nere: “Sempre presenti”

Un “esercito” silenzioso e che ha lavorato nell’ombra ha contribuito, insieme ai volontari di Milano-Cortina, alla costruzione delle Olimpiadi in casa nostra

I volontari Alpini in campo per i Giochi. Le penne nere: “Sempre presenti”

Hanno spalato neve per giorni e giorni; hanno controllato gli accessi ai parcheggi del villaggio olimpico e delle venues di gara. E ancora: servizi nelle piste di gara, accoglienza e indicazioni ai tifosi. Un “esercito” silenzioso e che ha lavorato nell’ombra ha contribuito, insieme ai volontari di Milano-Cortina, alla costruzione delle Olimpiadi in casa nostra. “Presenti come sempre”, è lo slogan unanime delle penne nere dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana). Per oltre due settimane, giovani, adulti e meno giovani hanno lasciato famiglia, mogli e mariti, figli e nipoti, per aiutare a rendere perfetti i Giochi invernali.

Sono arrivati da ogni parte d’Italia, da nord a sud: ex alpini, familiari di alpini, ma anche civili che si sono avvicinati all’Associazione dopo averla conosciuta su Internet. Tutti accomunati da tanta voglia di fare. Alcuni alla prima esperienza, altri ormai “veterani”.



Come Elisabetta, figlia di Alpino, che fa parte del Gruppo Alpini Vallenora, in provincia di Pescara. Dopo aver operato in numerose missioni - dal Covid a Bergamo, alle alluvioni in Toscana, Marche, Stromboli - non poteva mancare all’appuntamento con la storia olimpica. “È un regalo per papà, glielo devo - racconta -. La sua vita, insieme a mia mamma è stata ed è un bellissimo romanzo! Mio padre Giuseppe, valoroso alpino, ha speso tanto per il prossimo, da assistente sociale nelle carceri (compreso quello di massima sicurezza di Pianosa), fino alle missioni in Madagascar, nei lebbrosari, dove ha conosciuto mia mamma”. Il padre di Elisabetta ha fondato il Gruppo degli Alpini Vallenora, in Abruzzo, raggruppando cinque paesi dell'entroterra pescarese (Civitaquana, Catignano, Vicoli, Brittoli, Carpineto della Nora). “Non potevo non essere alle Olimpiadi, in nome di mio padre. Indosso con orgoglio il suo cappello degli Alpini, il suo ricordo non sarà mai vano, i valori, viscerali e profondi, sono radicati in me”. Volontaria a Cortina, Elisabetta descrive le giornate ai Giochi “emozionanti. Rimarranno tatuate nel mio cuore, insieme al nome di papà”. Nutrito il gruppo degli Alpini abruzzesi. C’è anche Francesco, del Gruppo di Penne (Pe), che ha operato ad Anterselva, dove si sono tenute le gare del Biathlon. “Sono da tantissimi anni nella Protezione Civile - racconta - ho aiutato la mia gente al terremoto dell’Aquila e da lì non mi sono più fermato. Volevo essere qui ai Giochi per dare il mio aiuto”.

Hanno dormito in camerate, nelle caserme degli Alpini, svegliandosi all’alba per spalare neve o controllare gli accessi ai parcheggi. E facendo nottate per coprire i turni h24. Come Viera, di Pescara, che senza sosta ha dato disponibilità per i turni serali-notturni, incurante delle temperature gelate. “Volevo dare un po’ di me stessa alle Olimpiadi - racconta -. E’ stata un’esperienza fantastica, poter partecipare ma anche vedere come funziona questa macchina olimpica, nel dietro le quinte”. Insieme a Viera anche Giuliano di Padova. “Tutto quello che è volontariato nel segno dell’Associazione Nazionale Alpini fa parte di me. Questi giorni mi hanno lasciato molte amicizie, e l’aver aiutato l’Associazione, gli atleti, i tifosi. Un’esperienza unica nella vita che un giorno potrò raccontare ai miei nipotini”.
C’è poi chi ha spalato neve giorno dopo giorno. Hanno imbracciato pale per liberare i viali del Villaggio Olimpico. Come Nello, di Torino. “Avevo deciso di venire per fare una esperienza di volontariato insieme ad altre persone. Ho riscoperto il vero spirito della caserma degli Alpini, vissuto cinquant’anni fa”. “Ho deciso di venire come volontario - gli fa eco Paolo, di Padova - perché sono un alpino. Ho voluto dare il mio piccolo contributo per lasciare un segno”. Anche Dario, da Udine, è arrivato lasciando lavoro e famiglia. “Volevo vivere questa esperienza e ritornare in caserma tra gli Alpini, dove ho fatto servizio militare. “Sono state bellissime giornate di condivisione, di amicizie. E’ stata una bellissima avventura”.

Non solo uomini, ovviamente. Ci sono anche tante donne che hanno lavorato giorno dopo giorno per rendere il villaggio olimpico il più accogliente possibile e per dare il benvenuto ad atleti e alle delegazioni di tutto il mondo. Hanno spalato neve caduta per giornate intere, e hanno liberato dal ghiaccio e dai fiocchi bianchi le aree intorno alle venues dei Giochi. “Ho nel sangue il Dna degli Alpini - racconta Victoria, di Sanremo -. Faccio parte dell’Associazione Nazionale Alpini nel nome di mio figlio Valerio, morto a causa dell'uranio impoverito a Sarajevo. Voglio ricordare mio figlio, morto 23 anni fa. Qui ai Giochi è stata un’esperienza bellissima e grandiosa. Ho conosciuto tante belle persone”.

Laura di Bergamo, infermiera, porta con sé ancora il segno del Covid, operando in ospedale ininterrottamente durante la pandemia. “Ho deciso di venire ai Giochi come volontaria perché faccio già parte della sanità alpina. Ho due alpini in famiglia - mio papà e mio marito - e nella mia casa c'è lo spirito alpino, che vivo durante le adunate con l'ospedale da campo. Porto con me un’esperienza bellissima, gli alpini sono un pezzo del mio cuore”. 
C’è anche chi ha lavorato nelle retrovie, ancora più sotto traccia e nel silenzio, organizzando i turni o aiutando nella sistemazione del magazzino. E perfino chi ha cucinato pranzi e cene alla mensa.
Ora gli Alpini sono pronti a dare il proprio contributo anche alle Paralimpiadi. E la pin mania non poteva non scoppiare anche nel loro mondo. Una spilletta sul cappello non può mancare. Sigillo di una esperienza da incorniciare

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