Le forze dell'ordine presidiano l'ingresso dei Giardini della Biennale. Il vialetto che conduce alla palazzina liberty che ospita dal 1914 il Padiglione Russo, un edificio ormai familiare anche ai non addetti ai lavori, è poco distante. Qualcuno ha notato che da ieri mattina è comparso, sul retro della struttura, un cumulo di tronchetti di legno tra i cespugli, quasi a impedire ai curiosi la vista di quel che accade dentro. The Tree is Rooted in the Sky, "L'albero è radicato nel cielo" questo il titolo del padiglione - è in allestimento: la performance, a metà tra video e sound art, prevede la partecipazione di una trentina di persone (con un vernissage a inviti che ci risulta fissato per domani pomeriggio). Poi lo spazio resterà chiuso per tutta la durata della Biennale (9 maggio 22 novembre) anche se la registrazione della performance dovrebbe essere proiettata su schermi installati sulla facciata del padiglione, quindi visibile a chi passa nel vialetto. Vedremo. Nel frattempo, muta ancora la geografia di questa Biennale: viene a mancare l'Iran, che ha inviato ieri a Ca' Gustinian comunicazione ufficiale dell'impossibilità di allestire il suo padiglione nazionale, vista la crisi in corso. A questa 61esima Esposizione Internazionale d'Arte, In Minor Keys di Koyo Kouoh (19672025) parteciperanno dunque 100 nazioni (con Tanzania e Seychelles sopraggiunte dopo). "Siamo qui immersi in una realtà sociale viva e siamo qui a nutrirci d'arte perché l'arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza. L'arte ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi", ha detto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, intervenendo ieri al primo appuntamento ufficiale della manifestazione che, come da tradizione, si tiene alla Polveriera Austriaca di Forte Marghera.
"Penso di avere i titoli per poter chiedere al ministro della Cultura Alessandro Giuli, magari durante l'estate, di venire a Venezia - ha detto il sindaco Luigi Brugnaro - Spero in una stretta di mano, un abbraccio tra Pietrangelo Buttafuoco e il ministro Giuli: sarebbe una cosa di grande intelligenza".
Interpellata sulle questioni politiche della Biennale, Marina Abramovic, nostra Signora della Performance, che ieri inaugurava la sua personale alle Gallerie dell'Accademia, ha detto: "Da sempre l'obiettivo dell'arte è anche quello di creare le condizioni di pace e unità tra i popoli".