La mummia, bisogna dirlo, fa un certo effetto. Se ne sta, ben illuminata nella sua teca, con il sarcofago dipinto e la cassa, tutti risalenti a duemilasettecento anni fa, al centro della nuova Galleria Antico Egitto che da oggi possiamo visitare al Castello Sforzesco. È in ottima compagnia. All'ingresso è il volto elegante di un sovrano con una corona blu ad accoglierci, mentre poco più avanti vediamo la grandiosa statua in calcare del faraone Amenemhat e un affascinante e lungo papiro in frammenti con il Libro dei Morti.
Per immergersi nel mistero dell'Antico Egitto a Milano bisogna andare nel secondo cortile del Castello Sforzesco, scendere nelle sotterranee Sale Viscontee e gustarsi questa nuova sezione museale, appena rinnovata, per un viaggio lungo tremila anni nella civiltà dei faraoni.
Il Castello, a dire il vero, aveva da tempo una corposa collezione di reperti dell'Antico Egitto parliamo di oltre 3.000 pezzi che circa 100mila persone l'anno visitavano: da tanto, troppo tempo (era il 2017) questa parte era stata però chiusa per la necessità di lavori di ammodernamento. Oggi la Galleria Antico Egitto torna a nuova vita con un investimento di 2 milioni di euro, come ha confermato a il Giornale Francesca Tasso, direttrice dei Musei Civici del Castello Sforzesco.
La nuova Galleria, progettata dall'architetto meranese Markus Scherer, si ispira, nei colori e nelle luci soffuse, alle sale sotterranee degli antichi templi egizi: felice ed elegante anche la scansione in sei sezioni tematiche, dedicate ai vari aspetti della civiltà faraonica, in cui sono stati esposti 330 reperti scelti dalla più ampia collezione.
Ci sono amuleti (con i leggendari scarabei), papiri, bronzetti, gioielli, vasi, stele e sarcofagi dipinti: l'allestimento in pietra di Brera, che è chiara e calda, valorizza i singoli oggetti e non mancano pannelli tematici e apparati didattici, anche multimediali, per una visita guidata (la guida vera e propria sarà stampata in seguito).
Tra i pezzi più interessanti spicca la statua di Amenemhat III, faraone della dodicesima dinastia (circa 1800 a.C.): rappresentato seduto su un trono cubico, indossa un copricapo regale e tiene una tavola per le offerte sulle ginocchia. Ci racconta anche una storia interessante, che è poi il bello di questa Galleria: il Castello, e dunque il Comune di Milano, è in possesso di così tanti pezzi perché dalla fine dell'Ottocento e poi ancora nel Novecento sono stati molti i milanesi appassionati di Egitto e di egittologia. "Si è diffusa presto in città racconta Anna Provenzali che con Sabrina Ceruti ha curato il progetto espositivo una vera Egitto-mania'".
La statua di Amenemhat III, insieme a molti altri pezzi, arriva infatti dagli scavi nel Fayum degli anni Trenta del papirologo Achille Vogliano, che insegnava alla Statale mentre uno dei tesori in mostra, il cosiddetto "Papiro Busca", è stato
portato in città da un collezionista, il marchese Carlo Ignazio Arconati Busca, negli anni Venti dell'Ottocento e poi finito, per una serie di donazioni, all'ospedale Ca' Granda. Ora è per la prima volta visibile a tutti.