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Biennale di Venezia, il Padiglione Centrale rinasce: 31 milioni dal Pnrr e 111 artisti per la mostra di Koyo Kouoh

Riqualificazione completata in 16 mesi per la 61ª Esposizione. "Inizia un nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo unico" ha detto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale

Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani posano davanti l'ingresso del Padiglione Centrale, ai Giardini della Biennale
Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani posano davanti l'ingresso del Padiglione Centrale, ai Giardini della Biennale
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Il Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia si presenta da oggi totalmente trasformato, pronto a diventare il motore della 61esima Esposizione internazionale d’arte (9 maggio - 22 novembre). Dopo la presentazione ufficiale, il Padiglione si prepara, infatti, ad accogliere la mostra In Minor Keys - ideata da Koyo Kouoh, prima curatrice africana della Biennale Arte, morta nel maggio 2025 - con la presenza di 111 artisti.

I lavori, iniziati nel dicembre 2024 e conclusi in soli 16 mesi, hanno portato a una riqualificazione, curata dalla Biennale di Venezia insieme a Comune e a Soprintendenza, che ha ridisegnato l’organismo architettonico dell’edificio con efficienza. L’investimento pubblico è stato di 31 milioni di euro stanziati dal ministero della Cultura nell’ambito del Pnrr.

"Inizia un nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo unico, che ha avuto inizio 131 anni fa", ha sottolineato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, durante la cerimonia alla presenza dei suoi predecessori, Paolo Baratta e Roberto Cicutto, del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e del presidente della Regione, Alberto Stefani. Ma restano le distanze con il ministero della Cultura a partire dalla presenza della Russia alla mostra. Non stupisce, quindi, l’assenza del ministro Alessandro Giuli, rappresentato dal suo vice capo di gabinetto.

Buttafuoco ha coltamente dribblato ogni domanda dei cronisti sul tema Mosca, utilizzando una frase del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein: "Di quel che non si può dire, si deve tacere". Ha parlato invece l’ex presidente Baratta: "La Russia possiede un padiglione dal 1914, vuole aprirlo per la prossima esposizione. Qualsiasi cosa accadrà dovrà accadere nel rispetto delle sanzioni così come approvate dalla Ue. Non credo tocchi alla Biennale inventarsi o aggiungere sanzioni".

Lo ha fatto anche il sindaco Brugnaro: "Io sono filo-ucraino da sempre: ho ospitato famiglie ucraine a casa mia... Ma noi non siamo in guerra con il popolo russo e l’arte è aperta". Quanto al presidente della regione Alberto Stefani: "L’arte deve essere uno spazio libero".

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