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"Pianeta Brera", cinquanta fotografie da San Carpoforo al Jamaica

Il lavoro di Ricci si concentra sull’identità del polo artistico che gravita intorno alla Pinacoteca

"Pianeta Brera", cinquanta fotografie da San Carpoforo al Jamaica
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Lo studio di Piero Manzoni, l'ex chiesa di san Carpoforo, il Jamaica, i negozi di belle arti, le gallerie, il palazzo di Brera. Sono solo alcuni dei soggetti scelti dal fotografo Roberto Ricci per raccontare in immagini un luogo simbolo di Milano e della sua arte.

Gli scatti non sono dedicati soltanto ai luoghi, tra il cortile monumentale, la Pinacoteca e le tante realtà che gli gravitano intorno, ma anche alle persone che hanno contribuito a fare grande Brera: gli artisti che si sono formati in questo ambiente, che continuano a frequentare a volte come docenti dell'Accademia di Belle Arti. Gli attori della nascita del polo artistico tra i più noti e importanti sono ritratti in momenti di riposo o di lavoro in studio, con i maestri a fianco di chi da loro cerca di imparare.

La mostra «Pianeta Brera» è ospitata fino al 24 maggio alla Fondazione Ambrosianeum (via delle Ore, 3): la selezione presenta cinquanta opere, frutto di un lungo lavoro di ricerca di Ricci, sviluppatosi in diversi momenti della vita di Brera, come è documentato dalla varietà delle fotografie che restituiscono tessere di un mosaico in continuo divenire, dal momento che Brera ancora oggi è un cuore pulsante dell'arte e dell'intera città, nella sua vocazione all'ospitalità e ai tanti progetti ai quali si apre, a partire da moda e design, ma senza concludersi con essi.

Le opere di Roberto Ricci si presentano in un elegante bianco e nero analogico, costruita su ideali capitoli che disegnano un itinerario tra i protagonisti e le testimonianze che hanno costruito intorno a Brera il quartiere dell'Arte. Il punto di vista è particolare, perché si concentra su ciò che è per così dire durevole. Come spiegano dall'Ambrosianeum, «assumono anche il valore documentario di una trasformazione che il quartiere ha subito, avviandosi verso una tumultuosa turistizzazione: evidenziare i luoghi di resistenza a questo processo costituisce una modalità per parlare della storia della città, dando voce, e immagine, a momenti di riflessione su come innovazione e persistenze debbano necessariamente dialogare».

La mostra, curata da Renato Galbusera e supportata dalla società Reinvest, sarà visitabile sino al prossimo

24 maggio con il seguente orario: nei giorni feriali su prenotazione all'indirizzo mail robertoriccibn@gmail.com; venerdì dalle ore 15 alle ore 19, sabato e domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00. L'ingresso è gratuito.

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