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Apre a marzo la Galleria dell'Antico Egitto. Progetto dell'architetto viennese Scherer

Bocche ufficialmente cucite sui dettagli del progetto

Apre a marzo la Galleria dell'Antico Egitto. Progetto dell'architetto viennese Scherer
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Lavori in corso al Castello Sforzesco. Dopo aver annunciato un nuovo percorso leonardesco che permetterà, nei giorni delle Olimpiadi Invernali, la visita guidata sui ponteggi del cantiere della Sala delle Asse, dove sono presenti le pitture murali di Leonardo (le uniche al mondo, oltre al Cenacolo), riapre al Castello anche la sezione egizia, chiusa dal 2017.

Lo ha annunciato l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, indicando la data del 4 marzo per il taglio del nastro della Galleria dell'Antico Egitto del Castello Sforzesco. Questo è il nuovo nome della collezione egizia dei sotterranei, che si presenterà con un allestimento completamente rinnovato rispetto a quello precedente, ormai datato.

Bocche ufficialmente cucite sui dettagli del progetto che, dice Sacchi, «segna un passaggio importante per Milano». Da quanto risulta al Giornale, il nuovo scenografico allestimento riecheggerà, nella forma e nel colore della pietra bianca, il mondo dell'Antico Egitto, in una presentazione della collezione firmata dall'architetto viennese, con studio a Merano, Markus Scherer, che già in passato ha lavorato su recuperi e restauri di forti e fortezze. La collezione egizia del Castello presenta pezzi interessanti: oggetti della vita quotidiana, statuette a forma di mummia (dette ushabti), amuleti, immagini di divinità antropomorfe e zoomorfe (tra cui una deliziosa Dea Gatta), sarcofagi e mummie. Tra i pezzi più affascinanti c'è il Frammento del Libro dei Morti di Pashed, un papiro del XIII secolo a.C. che indica una serie di formule magico-rituali utili al defunto, secondo le antiche credenze, per compiere il viaggio verso l'Aldilà.

La collezione egizia è stata esposta al Castello per la prima volta negli anni Settanta: non è enorme, ma è di buona qualità, merito delle donazioni ricevute e, in gran parte, dei reperti trovati durante gli scavi condotti negli anni Trenta dal papirologo fiorentino Achille Vogliano, a lungo docente all'Università Statale di Milano e a capo di diverse missioni archeologiche nel Fayyum, dove scoprì anche un importante tempio.

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