“Muholi. A Visual Activist”, gli scatti magnetici al Mudec di Milano

Oltre 60 opere dell’artista sudafricana per raccontare l’Africa nera, gli emarginati, l’odio razziale e di genere, ma anche un messaggio di amore e di speranza, fino al 30 luglio

“Muholi. A Visual Activist”, gli scatti magnetici al Mudec di Milano

Al Mudec, Museo delle Culture di Milano, la mostra “Muholi. A Visual Activist”, visibile fino a domenica 30 luglio 2023, aperta martedì, venerdì e domenica dalle 9:30 alle 19:30, giovedì e sabato dalle 9:30 alle 22:30, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura, gratuito per bambini di età inferiore ai 6 anni. L’esposizione è curata da Biba Giacchetti e dall’artista, promossa dal Comune di MilanoCultura, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE in collaborazione con SUDEST57, e vede come Institutional Partner Fondazione Deloitte; catalogo Mudec Photo.

Allestita negli spazi del Museo che svolge attività di ricerca sulle popolazioni e culture non europee, coerente ai messaggi dell’artista che con i suoi scatti racconta dell’Africa nera, degli emarginati, dell’odio razziale e di genere, ma anche un messaggio di amore e di speranza per l’intera umanità.

Oltre 60 immagini in bianco e nero di grande formato dell’artista sudafricana, che mettono in evidenza il lavoro di ricerca artistica in continua evoluzione, dai primi autoritratti ai lavori più recenti, scatti fotografici di notevole intensità, nella ricchezza dei dettagli e dei forti contrasti cromatici, negli sguardi che ti fissano e ti interrogano; scatti di denuncia sociale, immagini che raccontano storie ed esperienze personali, oggetti e figure unite nel dialogo compositivo, la bellezza che non ha né colore né genere e che si prefigge di rimuovere le barriere.

Del 2012 è il progetto artistico Somnyama Ngonyama, Hail the Dark Lioness (Ave Leonessa Nera), una serie di scatti fotografici presenti in mostra che sono diventati anche un volume; molto interessante una installazione site specific creata da Muholi appositamente per il Mudec, con la messa in scena di un letto dedicato alla passione e ai ricordi più intimi, all’amata compagna scomparsa, ma anche testimone delle violenze domestiche; “Con questa installazione esclusiva - commenta la curatrice della mostra Biba Giacchetti - Muholi vuole comunicare come il riposo, la necessità dell’abbandono all’altro, siano componenti universali della natura umana e trascendano le logiche di razza genere e sessualità."

Zanele Muholi nasce a Umlazi, Sud Africa, nel 1972, ottava figlia di un’umile coppia. All’età di diciannove anni si trasferisce a Johannesburg e prende coscienza della sua sessualità, fino a decidere di non chiamarsi più Zenele, femminile, ma solo Muholi. Nel 2002 si iscrive al Market Photo Workshop, una scuola fondata dal fotografo sudafricano David Goldblatt. Interessante e conosciuta artista del Visual Activism, con la sua arte indaga temi attuali come il razzismo, l’eurocentrismo, le politiche sessuali e il femminismo; la sua ricerca utilizza diversi mezzi espressivi, la scultura, la pittura e soprattutto la fotografia che l’ha imposta a livello internazionale con mostre personali nei musei di tutto il mondo, Milano, Londra, New York, Amsterdam, Buenos Aires, solo per citarne alcuni.

La prima serie di scatti documentano i sopravvissuti ai crimini d’odio sotto l’apartheid che ha visto ogni tipo di violenza inflitta alle persone nere e contro la comunità LGBTQIA+ di cui Muholi faceva parte. Nel 2012 subisce un furto, a scopo intimidatorio, di tutti i file che non erano pubblicati, questo porta Muholi a un cambiamento artistico, a decidere di usare la propria immagine per denunciare e per dare voce alla comunità nera omosessuale; di notevole interesse la serie di autoritratti, dai forti ed elaborati contrasti del bianco-nero, il corpo e la testa ornati da oggetti come cavi della luce per le collane, corone di pneumatici, pinze, corde e moltissimi altri.

L’origine del Museo delle Culture risale alla fine degli anni Novanta del Novecento quando il Comune di Milano ha acquistato l’area ex industriale dell’Ansaldo in zona Tortona, 17.000 metri quadrati di architetture di archeologia industriale recuperate con l’intento di trasformarle in luoghi per attività artistiche e culturali. Spazi dedicati alle culture e alle testimonianze del mondo, grandi mostre internazionali raccontano il contemporaneo con le diverse espressioni artistiche.

Al primo piano si sviluppa la collezione permanente, ulteriori sale sono dedicate alle mostre temporanee; sede del patrimonio etno-antropologico della città con oltre 7000 opere d’arte, oggetti, strumenti musicali e tessuti di tutti i continenti. L’Auditorium è dedicato alle performance, diverse sale a conferenze e laboratori, con attività di visite guidate per le scuole e piccoli gruppi di tutte le età. La ricca Biblioteca si offre alla città con oltre 5000 opere e fondi bibliografici, grazie alle numerose donazioni di privati, come Lo Curto, Segre, Baldi, Ricci, e molte altre ancora.

Il Museo è presente sul territorio con la sua ricchezza di materiali, promuove la ricerca e la tutela, la

partecipazione pubblica al dialogo con le popolazioni e le culture del mondo; gestito in partnership tra pubblico e privato che vede insieme il Comune di Milano e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.

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