Assalti degli autonomi, paura per festa Pdl

Clima preoccupante dopo le aggressioni degli autonomi alla festa del Pd
ai danni del senatore Ichino e dei dipendenti di Aler. Fra dieci giorni
parte la manifestazione azzurra e il 3 ottobre arriva il premier. Oltre
mille uomini per garantire la sicurezza

La febbre della contestazione politica violenta ha contagiato anche Milano. Gli assalti alla festa del Pd ne sono la prova: l’autunno si annuncia potenzialmente carico di minacce. E anche per questo, in vista di un appuntamento importante come la festa del Pdl, a Milano dal 23 settembre al 3 ottobre, si impongono contromisure adeguate. Si annuncia dunque la presenza in piazza di oltre mille uomini fra agenti e addetti alla sicurezza, incaricati di garantire che tutto scorra liscio, in un contesto difficile come il castello Sforzesco.
La prefettura rassicura: «Non ci sono motivi particolari di preoccupazione» dice Gian Valerio Lombardi. Ma dopo gli agguati torinesi al segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni e al presidente del Senato Renato Schifani la tensione è salita anche a Milano. L’episodio che segnala il superamento del livello di guardia, è innegabile, sono le aggressioni di lunedì sera a Lampugnano alla Festa del Pd. Sedie e scrivanie lanciate per aria, momenti di tensione e paura. Un assalto in piena regola, quello che un drappello di militanti dei centri sociali ha diretto contro lo stand Aler e contro Pietro Ichino, il giuslavorista eletto al Senato proprio con i Pd, e noto per le posizioni riformatrici nel campo di diritto del lavoro. L’elemento che suona più paradossale, ma nient’affatto inedito, è che le vittime dell’incursione sono due lavoratori dell’Azienda di edilizia pubblica. Questo il racconto di uno dei dipendenti: «Ci siamo spaventati, soprattutto quando uno del gruppo che si è buttato addosso allo stand ha urlato “Visto che voi sgomberate gli occupanti adesso vi sgomberiamo noi”, e da qui il marasma dei tavoli e delle sedie buttate a terra davanti ai nostri occhi. In fondo noi eravamo lì per fare il nostro lavoro e per essere d’aiuto a chi chiedeva informazioni». Cinque-sei persone hanno continuato a inveire contro i due. Dopo gli insulti il gruppetto di autonomi ha iniziato a rovesciare le scrivanie e a gettare per terra tutta la documentazione pronta per essere distribuita. Gli uomini di Aler non hanno reagito, neanche anche quando uno dei violenti ha tentato di alzare le mani contro uno dei malcapitati che raccoglieva per terra il suo cellulare. «Un gesto inqualificabile - ha commentato il presidente di Aler Loris che non dimostra solo una grave mancanza di rispetto verso due lavoratori che stavano prestando un servizio utile ai cittadini».
Lo schema ideologico che ispira gli antagonisti è quello degli anni peggiori, gli anni di piombo: il «nemico» sono i politici che operano sul fronte riformista, sia esso di sinistra o di centrodestra, coloro che si fanno carico di governare i problemi. Dunque si guarda con apprensione a quel che potrebbe accadere da qui a 10 giorni, quando il Popolo della Libertà si ritroverà a Milano per la sua festa nazionale. La coincidenza con le (solite) tensioni che si registrano sul fronte della scuola, e con il fermento nell’area antagonista e «antirazzista», suggerisce l’adozione di misure particolari di sorveglianza nei 10 giorni di festa azzurra, e - inutile dirlo - in particolare nel giorno di chiusura, con l’arrivo in Duomo del premier Silvio Berlusconi, che riabbraccerà il suo «popolo» in quella stessa piazza in cui a dicembre subì un attentato non estraneo al clima di odio istigato contro di lui.