«Quando i Giochi Olimpici sono stati assegnati all’Italia mi sono detto: che bello, farò una terza Olimpiade e stavolta a casa mia.
E invece, che delusione...».
Tino Vettorello, chef trevigiano di Tino Gourmet e Tino Experience a Fassa di Soligo, di Tino Jesolo e della Terrazza Biennale di Venezia, non nasconde il disappunto per il fatto che il catering per Milano-Cortina è stato assegnato a un’azienda slovena. Uno smacco per tutto il sistema agroalimentare italiano che meno di due mesi fa esultava per il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco. «Siamo bravi, siamo riconosciuti in tutto il mondo. Se fosse stato scelto un altro chef italiano non avrei avuto nulla da ridire.
Ma vedere arrivare in casa nostra a cucinare qualcuno da un altro Paese mi lascia con l’amaro in bocca. E questo, naturalmente, col massimo rispetto per l’azienda scelta».
La notizia è stata scovata qualche giorno fa dal critico gastronomico Edoardo Raspelli. «A Rho - racconta Raspelli - il 10 aprile dell’anno scorso era stato annunciato che gli ospiti che si fossero iscritti alla On Location (colosso Usa specializzato nel creare e vendere esperienze legate ai grandi eventi, ndr) avrebbero avuto a disposizione almeno 175mila pasti d’eccellenza curati da un famoso chef e ristoratore piemontese, Carlo Zarri». Poi però qualcosa va storto e «il 4 dicembre su Facebook lo chef e patron del San Carlo annunciava che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro per quei 175mila pasti all’insegna del Made in Italy... Da allora silenzio assoluto».
Raspelli indaga, manda mail a destra e sinistra, chiama gli chef che si occupano di Casa Italia e alla fine si scopre che On Location, il provider ufficiale di Milano Cortina 2026 che si occupa dei pacchetti per migliaia di spettatori altospendenti e gestore di 16 hospitality venues nelle sedi di gara, ha affidato la preparazione dei pasti di tre di queste location, tutte a Cortina, alla società slovena Jezeršek. Certo, la società d’oltreconfine promette che «utilizzerà prodotti italiani locali, impiegherà chef italiani e personale del posto, in linea con la policy adottata per tutti i fornitori di catering delle sedi dei Giochi». Ma l’impressione è quello di quando ti rubano in casa.
In ogni caso un danno di immagine per la cucina che si ritiene campionessa del mondo.
Vettorello è particolarmente colpito dalla vicenda, perché lui ha organizzato tra l’altro il catering dei Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010 e di Sochi 2014, oltre che per tantissimi altri eventi sportivi internazionali, per molte edizioni del Festival del Cinema di Venezia e molti altri eventi con decine di migliaia di persone. Insomma, il know how c’è tutto. E anche la territorialità. Cortina, infatti, è in Veneto, la regione di Vettorello. «Sono molto vicino sentimentalmente e geograficamente a Cortina, mi sarebbe piaciuto venire coinvolto. Anche solo per cucinare un piatto di pasta».
Certo, questi sono appalti importanti, e l’aspetto economico sarà stato rilevante nella scelta. «Ma possibile si sfoga Vettorello - che nel mangiare si debba sempre risparmiare? La ristorazione è il settore con il più alto costo di personale perché siamo ancora degli artigiani, facciamo tutto a mano, almeno a un certo livello.
Noi ristoratori italiani paghiamo molte più tasse dei nostri colleghi stranieri, che possono fare offerte migliori. E quando ospitiamo i grandi eventi, il lavoro lo prendono gli altri».
Naturalmente la faccenda non si può semplificare, il rischio di gastropopulismo è dietro l’angolo.