Chi arriva in Italia accetti le nostre regole

Ci hanno raccontato che il futuro sarebbe stato fatto di seconde e terze generazioni integrate. La realtà è un'altra: stanno crescendo generazioni nate e allevate nel degrado, nella rabbia, nella violenza, senza regole e senza educazione

Chi arriva in Italia accetti le nostre regole
00:00 00:00

Gentile direttore Feltri,

le scrivo per commentare un fatto che mi ha profondamente turbato. Ad Agrigento, un immigrato extracomunitario ha preso un cane, lo ha sgozzato e fatto a pezzi per cucinarlo in strada. Pare volesse mangiarlo. Sono animalista e amo profondamente gli animali, ma credo che anche chi non ha questa sensibilità debba ammettere che questi episodi superano ogni limite. Purtroppo non

è nemmeno la prima volta che accade. Ma quando lo si dice, si viene accusati di razzismo. Io non credo sia razzismo: è civiltà. Perché chi arriva in Italia deve rispettare le nostre leggi, le nostre regole, le nostre sensibilità. Sennò non è integrazione, è barbarie. So che anche lei, direttore, ha sempre difeso la civiltà italiana e il rispetto per gli animali. Vorrei sapere cosa ne pensa. E se possiamo ancora fare qualcosa, prima che diventi tutto irriconoscibile.

Con stima

Lorenzo Morelli

Caro Lorenzo,

tu hai ragione a essere turbato. Il fatto accaduto ad Agrigento, un cane sgozzato in strada da un extracomunitario che voleva cucinarselo, non è semplicemente disgustoso. È l'immagine perfetta del declino culturale e giuridico a cui stiamo assistendo, inermi e zitti. Si dirà: «In certe culture è normale mangiare i cani». Benissimo. Ma questa è l'Italia. E in Italia, i cani non si sgozzano in strada. E non per una questione di gusti alimentari, ma perché abbiamo leggi, norme, codici, sensibilità, e una concezione del vivere civile che non contempla la macelleria da marciapiede. Chi arriva qui non può venire a dettare le sue regole. Deve accettare le nostre. Se non lo fa, non è ospite: è invasore. E deve essere rispedito a casa propria. Meglio se a calci.

Noto che chiunque provi a sollevare il problema, come fai tu, e come faccio io da anni, viene subito

bollato come «intollerante», «fascista», «razzista», mentre il vero razzismo è proprio quello di chi disprezza le nostre leggi, le nostre abitudini, la nostra civiltà.

Il paradosso è che la tolleranza eccessiva è diventata la radice dell'intollerabile. Certo, può sembrare brutale dirlo, ma la verità è brutale di suo: stiamo importando una quantità allarmante di individui che non soltanto non si integrano, ma neppure intendono provarci. Cioè non ne hanno la benché minima intenzione. E attenzione: non parlo solo di chi sgozza cani. Parlo di chi stupra donne, accoltella ragazzi per un cellulare, aggredisce, distrugge, vive come se fosse in un territorio senza legge.

Ci hanno raccontato che il futuro sarebbe stato fatto di seconde e terze generazioni integrate. La realtà è un'altra: stanno crescendo generazioni nate e allevate nel degrado, nella rabbia, nella violenza,

senza regole e senza educazione. Ragazzini di 12 anni che girano con i coltelli in tasca. E noi zitti, per non sembrare «razzisti». Ma qui non si tratta di razzismo, lo ripeto. Si tratta di difendere l'Italia. Difendere la sua legalità, la sua umanità, il suo amore per gli animali, il suo diritto a dire NO al degrado travestito da multiculturalismo.

Io non

so se riusciremo a cambiare rotta. Ma una cosa la so: chi resta in silenzio davanti a queste barbarie ne è complice.

E chi, come te, alza la voce, si indigna, pretende spiegazioni, ha ancora la fierezza di essere italiano.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica