Questa mattina, la nave Ong battente bandiera tedesca Sea-Watch 5 ha denunciato tramite social una presunta azione aggressiva della guardia costiera libica, con 15 colpi che sarebbero stati sparati. La segnalazione è arrivata dalla Ong, che non ha fornito le coordinate di posizione e dettagli utili a identificarla, ma presumibilmente quando è scaturito l’evento stava operando davanti alle coste libiche, tra Tripoli e Zuara stando al tracciamento disponibile della posizione. “I miliziani libici hanno minacciato l’abbordaggio se la Sea-Watch 5 non si fosse diretta verso Tripoli, contro le direttive delle autorità tedesche – stato di bandiera della nave – che hanno invece indicato alla nave di fare rotta nord a tutta velocità per mettersi in sicurezza”, scrive la Ong, ricordandosi di avere uno Stato di bandiera che non è quello italiano.
“Le autorità italiane, interpellate da Sea-Watch, se ne sono lavate le mani, affermando che la situazione non è di loro competenza. Eppure, la motovedetta libica presente sulla scena insieme a un’altra imbarcazione più piccola è stata donata dal governo italiano alla Libia per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo, come da intesa siglata tra i due Paesi”, scrivono nel comunicato dell’organizzazione, fraintendendo completamente quelle che sono le responsabilità in capo a un Paese in base al diritto internazionale. L’operazione condotta dalla Ong si è svolta con ogni probabilità in acque internazionali, come sempre accade per evitare di incorrere in gravi violazioni, ma in area Sar libica. In che modo l’Italia avrebbe potuto, o dovuto, intervenire? Gli accordi di collaborazione col governo libico esulano dalla responsabilità in acque internazionali, come sottolineano i trattati internazionali. La nave, come ben sottolineato nello stesso comunicato, ha uno Stato di bandiera, non è pirata, e lo Stato di bandiera è la Germania, obbligato a intervenire per competenza (Unclos, art. 94).
Un concetto molto semplice, che anche Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, sembra ignorare per convenienza di narrazione, come si evince dal suo comunicato social. “Chiediamo alle autorità italiane ed europee di intervenire immediatamente, in difesa della vita umana e nel rispetto del diritto internazionale, per garantire la protezione dell’equipaggio e delle persone soccorse”, scrive l’europarlamentare nel suo intervento.
Ma, ancora una volta, si sottolinea che l’Italia è impossibilitata dal fornire qualunque supporto militare in quel quadrante di Mediterraneo per una nave battente bandiera tedesca. È strumentale coinvolgere il Paese in questioni che esulano dalle sue responsabilità: quel che può fare l’Italia, se richiesto, è concedere un porto.