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"Colpito il simbolo identitario della città. Ora però bisogna ricostruire la fiducia"

La psicologa delle Emergenze Rita Fioravanzo spiega il trauma subito

"Colpito il simbolo identitario della città. Ora però bisogna ricostruire la fiducia"
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Rita Fioravanzo, terapeuta esperta in psicotraumatologia e psicologia delle emergenze, alcuni feriti dell'incidente hanno ricevuto supporto psicologico perché sotto choc. Quali potrebbero essere le reazioni dei milanesi che dovranno salire su un tram?

«Io stessa ieri mattina ho preso il tram, il 19, come al solito e ho avuto dei pensieri. La prima considerazione riguarda l'impatto traumatico di un evento, ovvero quanto quell'incidente sia prevedibile».

In che senso?

«Se faccio parapendio e ho un incidente, la cosa è gravissima lo stesso, ma è prevedibile, in un certo senso ho messo in conto che mi potrebbe succedere. Salire sul tram è la cosa più banale, quotidiana, sicura che possiamo fare. Quindi il problema è che il contesto in cui è accaduto è un contesto cui noi attribuiamo delle caratteristiche di tale sicurezza che, se accade un incidente, questo impatta di più».

Perché?

«Perché il pensiero è se neanche in una situazione caratterizzata dalla massima sicurezza io posso essere veramente tranquillo, allora non ho più un luogo sicuro al mondo. Il problema del trauma è un problema di perdita della sicurezza che il nostro cervello non riesce a mentalizzare, cioè non riesce a razionalizzare. Questo produce un impatto traumatico maggiore, perché è come se ci prendessero off guard, ovvero con la guardia abbassata. Più io abbasso la guardia, più ho un impatto traumatico grave. Poi c'è una seconda questione...».

Quale?

«Il tram a Milano è qualcosa che ha un valore simbolico affettivo e molto identitario, cioè fa parte degli aspetti identitari della città. Quando viene attaccato un luogo simbolico, come abbiamo visto per le Twin Towers: , l'impatto sulle persone è più grave. Se avessero preso un altro grattacielo, il numero di morti sarebbe stato lo stesso e la tragedia identica, ma hanno attaccato il simbolo di New York. Se io attacco un simbolo è come se attaccassi l'identità di quella città. Inoltre...».

Ci dica...

«Quando noi saliamo su dei mezzi di trasporto compiamo inconsciamente un atto di totale affidamento nei confronti del conducente: questo atto di totale affidamento è qualcosa che a livello di psiche è profondo perché è lo stesso atto di fiducia che compie il bambino nei confronti del genitore. Mi spiego: in quel momento il guidatore diventa il genitore competente e l'essere trasportato da qualcuno che è più competente di noi e a cui noi affidiamo la nostra vita, è qualcosa che ci riporta all'infanzia».

Con quali conseguenze?

«Ancora di più un evento di questo genere diventa dirompente dal punto di vista traumatico perché è come se il genitore ci avesse tradito. Ieri sono salita sul 19 per la prima volta ho guardato chi era il manovratore, ho notato che era giovane, che guidava il tram in piedi e ho pensato bravo che sta in piedi perché se gli venisse un malore non c'è il rischio che resti attaccato al sistema di sicurezza. Questo ci dice che si è rotto, a livello emotivo, un rapporto di fiducia, con un oggetto, il tram, che ha valore simbolico per i milanesi. Quindi è qualcosa di grave dal punto di vista psicotraumatologico».

Come se ne esce?

«Io credo che su questo Atm dovrebbe farsi aiutare da dei consulenti e fare una grossa campagna di riacquisizione di fiducia parlando dei sistemi di sicurezza, spiegando esattamente quanto è successo con grande trasparenza, raccontando anche per esempio tutto il processo di manutenzione dei sistemi di sicurezza, i test cui vengono sottoposti i conducenti. Più io razionalizzo l'accaduto e riprendo controllo cognitivo di quello che è successo, più riesco a calmarmi».

I passeggeri che percorso possono fare?

In questo momento, se sentono di avere dei sintomi devono chiedere un supporto, tenendo conto del fatto che ci vuole anche un tempo fisiologico per elaborare il trauma.

Nella nostra società siamo ormai abituata a essere subito performanti mentre bisogna concedersi il tempo per elaborare il trauma. Se però dopo un mese dall'evento ancora non riescono a salire su un mezzo pubblico, hanno gli incubi, sono iper reattivi e hanno memorie intrusive allora si può pensare che ci sia bisogno di un supporto specifico».

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