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Il cuore in un box di plastica. La madre: "Il Papa ci aiuti"

Forse usato un comune contenitore. Contatti per un organo artificiale. La donna: "Mi dissero solo che non era ripartito"

Il cuore in un box di plastica. La madre: "Il Papa ci aiuti"
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«Provo solo dolore e tanta voglia che mio figlio torni a casa. Non sto sperando che muoia un altro bambino per dare il cuore a mio figlio. Vorrei arrivare alle persone in alto, magari fare un appello al Papa, affinché qualcuno mi aiuti a trovare un cuoricino». È una mamma come tante Patrizia Mercolino. Le sue emozioni sono quelle (inimmaginabili) di chiunque si trovasse a vedere il figlio, in un ospedale con in petto un cuore «bruciato» durante il trasporto e tenuto in vita dalle macchine in attesa di un miracolo, di una speranza ogni giorno che passa più lontana. Ospite di Domenica In, la donna racconta come ha saputo di quello che era accaduto al suo Domenico di due anni: «Mi hanno avvisato dopo l'intervento dicendo che c'era stato un problema e il cuoricino non partiva. Il dolore era troppo grande e all'inizio non mi facevo domande, poi con l'avvocato abbiamo presentato delle denunce».

La storia di Domenico è quella di un'inaccettabile sciatteria che ha colpito chi era già stato messo alla prova dal destino. Il trasporto del cuoricino che avrebbe dovuto salvare Domenico, avvenuto prima di Natale è stato tragicomico e getta un'ombra su un sistema, quello dei cardiotrapianti, considerata un'eccellenza della sanità italiana. Ieri è emerso un altro dettaglio sconcertante: il cuore del donatore sarebbe stato trasportato in un comune contenitore di plastica rigida, e non un recipiente tecnologico in grado di mantenere costanti e monitorate le temperature. Incuria che si è aggiunta all'uso del ghiaccio secco, che arriva fino a -80°, invece del ghiaccio tradizionale.

Daniele resta ricoverato in terapia intensiva al Monaldi di Napoli, in condizioni «stabili, in un quadro di grave criticità, sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche». Il piccolo, come specifica l'Azienda ospedaliera dei Colli, è «in lista trapianto fino a nuova valutazione». L'ospedale, «assunta l'autorizzazione dei familiari per il tramite del loro legale», ha annunciato che da ieri renderà noto un bollettino medico che sarà diffuso ogni giorno alle 14.

Ieri ha parlato anche il legale della famiglia del bambino, Francesco Petruzzi, che si è chiesto «se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino, compresa quella di un cuore artificiale sperimentale come quello cui lavora il professor Russo del Niguarda».

Frasi che hanno spinto l'ospedale milanese a precisare che «non c'è stata nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico» del bimbo, anche perché il professor Claudio Russo, si occupa di cardiochirurgia per gli adulti e non per i bambini, «mentre è il Bambino Gesù ad avere l'esperienza più grande in Italia sul tema cuore artificiale per i bambini e ha già preso posizione al riguardo».

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