Le chat, le testimonianze choc di chi c’era in sala, le indiscrezioni sul clima conflittuale nel reparto. Emergono dettagli sempre più inquietanti sull’intero caso sanitario che ruota intorno alla morte del piccolo Domenico. Come l’immagine del cuore del piccolo di due anni già espiantato prima che l'equipe del Monaldi verificasse lo stato di quello nuovo da trapiantare, dopo essere arrivato da Bolzano. A dirlo al pm è un'infermiera specializzata presente in sala operatoria lo scorso 23 dicembre. «Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto» - ha detto la teste, che ha ripercorso tutte le fasi dell'operazione dopo l'arrivo del nuovo organo: «Il contenitore chiuso arrivò qualche minuto prima delle 14.30. Dopo circa 5-6 minuti la dottoressa Farina entrò in sala, il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava nel contenitore e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo».
Secondo la donna il dottor Oppido stava dunque ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto. Per scongelare il cuore ci sarebbero poi voluti circa 20 minuti.
Poi, secondo l’infermiera, Oppido prese il cuore in mano e disse: «Questo non farà neanche un battito».
Alle 16.06 di quella drammatica antivigilia di Natale, il cuore impiantato nel petto del piccolo Domenico non parte. La caposala scrive ad un'infermiera in chat: «Non va...zero...è una pietra». E lei replica: «Mamma mia, se lo portano sulla coscienza». E' solo una delle conversazioni di Whatsapp finite agli atti dell'inchiesta sulla morte del piccolo. Nella drammatica cronologia di quei minuti si legge: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. E' un casino». Un quarto d’ora dopo l’infermiera chiede: «Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?». La replica spiega la difficoltà dell'operazione: «Per scongelarlo lo abbiamo messo nell'acqua calda. Se riparte è un miracolo». «Ma lo sta mettendo?», chiede allora riferendosi al cardiochirurgo Oppido incaricato del trapianto. «Pazzo. E che te lo dico a fare? sì, lo sta mettendo».
I riflettori restano puntati su Guido Oppido, direttore del reparto di Cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite all’ospedale Monaldi di Napoli. Al pubblico ministero una tecnica perfusionista impegnata in sala operatoria quel giorno ha raccontato: «Il 10 febbraio sono stata chiamata nella stanza del dottor Oppido. Mi disse in tono minaccioso: “Come è possibile che io ho clampato alle 14.18 quando il cuore era fuori dall'ospedale?”. Poi guardando la sua equipe diede un calcio al termosifone esclamando: "Hai visto con che gente di merda ho a che fare?". Andai via molto amareggiata». Qualche giorno dopo convocò tutta l'equipe chirurgica. «Ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell'interrogatorio della magistratura».
Oltre ad Oppido, comunque, la Procura di Napoli ha indagato altri sei medici dell’ospedale partenopeo.
Intanto la famiglia Caliendo ha annunciato la richiesta di ricusazione del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, che figura nel collegio dei periti scelti dal gip di Napoli per l'incidente probatorio.