La brigata ebraica non ha potuto sfilare in corteo durante il 25 aprile. Gli ebrei e i suoi sostenitori sono stati vittime per l’ennesima volta di un atroce atto di antisemitismo che ha negato loro la possibilità di esprimersi. Di esprimere le proprio idee, la gioia, il dolore. Di essere. Perché è questo ciò che vogliono i cosiddetti antisionisti, ovvero gli antisemiti del 2026. Vogliono che l’ebreo scompaia, che non abbia voce né diritti. E a bearsi di questa orribile pagina della storia italiana non poteva che essere l’associazione di Mohammad Hannoun, in carcere in l’accusa di essere l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia.
E suo figlio, Mahmoud, che su Instagram ha espresso la sua gioia con lo sfondo degli attimi in cui la piazza andava via quelli che per loro sono reietti. “A Milano la storia l’ha scritta il popolo antifascista e antisionista. La piazza di Milano ha cacciato lo spezzone sionista della brigata ebraica dal corteo nazionale del 25 aprile. Una vittoria storica, conquistata dal basso, con la forza di un movimento che non si è piegata la logica istituzionale e non ha accettato che il 25 aprile diventasse un palcoscenico per gli apologi etti del genocidio”, scrive l’Associazione dei palestinesi in Italia. Poi frasi come “Non esiste via di mezzo. Non esiste compromesso”.
E alzano il tiro: "Da questa vittoria non ci fermiamo, anzi rilanciamo, con più forza e più determinazione di prima", scrivono allegando i prossimi cortei e appuntamenti in vista di un caldo mese come quello di maggio. Consentire che ciò avvenga nella totale impunità è e deve essere fuori da ogni periodo ipotetico.
Perché lo scontro si è alzato, vogliono sconfiggere il nemico, renderlo solo e marginale. Che l’associazione di un uomo in carcere per terrorismo abbia più diritto di sfilare rispetto alla pacifica brigata ebraica, beh, dovrebbe quantomeno spaventare ognuno di noi.