Non c'è da stupirsi. È bastato pubblicare uno scoop su Sua Maestà Report, decine di nomi di magistrati, imprenditori, politici finiti nei dossier di un consulente della trasmissione di Sigfrido Ranucci, in pratica fare un'inchiesta vera, per finire sotto attacco politico di tutta l'armata rossa guidata dal movimento Cinque Stelle. Quelli che la stampa è libera solo se è la loro. D'altra parte cosa aspettarsi da chi paragona Maduro a Aldo Moro, mentre il popolo venezuelano esulta nelle piazze, o da chi imbratta l'Italia di manifesti di odio contro gli ebrei per difendere il regime dei terroristi di Hamas, fiancheggiare l'ayatollah Khamenei e spiegarci che tutto il male sta negli Stati Uniti, nelle democrazie dove il popolo sceglie un governo che a loro non piace, come l'Italia di Giorgia Meloni. Quello che posso dire è che il Giornale non solo non smetterà di fare inchieste, ma alzerà la voce per dire no al bavaglio rosso, respingere con l'informazione le minacce, le intimidazioni rivolte ai nostri giornalisti e al nostro editore, la famiglia Angelucci, le querele temerarie che arrivano da quella sinistra che predica democrazia e promuove censura. L'attacco al Giornale, fondato da Indro Montanelli che fu gambizzato per le sue idee, guidato per anni da Alessandro Sallusti che per la libertà di espressione fu arrestato in redazione, sarà respinto con il diritto di cronaca e di critica.
Vi prometto oggi che non abbasseremo la testa. Non lo farò io, che considero quelle intimidazioni medaglie, non lo faranno i giornalisti che firmano l'inchiesta scomoda su Report e che non hanno paura di chi li vuole zittire. Non lo farà nessuno di noi. Mai.