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Quell'olio Coop non era extravergine: 12 indagati

A conclusione delle indagini sono ben 12 le persone a risultare indagate: l'olio sarebbe risultato in realtà una miscela di prodotti di varia origine non tracciabili

Quell'olio Coop non era extravergine: 12 indagati

Un olio d'oliva spacciato per extravergine e venduto sugli scaffali dei supermercati Coop come prodotto monocoltura di origine controllata quando, in realtà, si sarebbe trattato di una miscela di oli diversi non identificabili né tantomeno tracciabili: per questo motivo, sulla base dei risultati di analisi condotte sul "Fior Fiore Coop", l'inchiesta per frode alimentare si conclude con ben 12 indagati.

Le indagini

A risultare indagati sono non solo alcuni responsabili del settore Direzione commerciale dei supermercati, come ad esempio Monica Michieli e Francesco Cocozza, ma anche dei dirigenti delle agenzie di servizi che gestivano la compravendita del prodotto ancora sfuso, e quindi la commercializzazione e il trasporto del prodotto finito. Il pubblico ministero Carlo Villani ha condotto le indagini, ricostruendo tutta una serie di corresponsabilità finalizzate a coprire la reale provenienza di quell'olio extravergine d'oliva (venduto a un prezzo competitivo sugli scaffali dei supermercati Coop) che sarebbe invece poi risultato essere una miscela di oli diversi impossibili anche da tracciare.

Gaetano Bonasia, responsabile della gestione qualità della 'Fimoliva Global Service spa', incaricato da Coop di registrare sul portale dedicato ad hoc le movimentazioni del prodotto, secondo il pm avrebbe omesso di inserire"il percorso fiscale della partita di olio extravergine di oliva sfuso, non permettendo la fattiva tracciabilità della stessa e agevolando la falsa provenienza della stessa da un solo frantoio". Anche Sauro Santini, nel ruolo di responsabile della qualità della 'Montalbano Agricola Alimentare', avrebbe partecipato "a tutte le fasi relative alla commercializzazione, imbottigliamento e successiva vendita dell'olio extra vergine di oliva", provvedendo a fornire "i dati falsi alla Coop Italia Società cooperativa".

Responsabilità individuate dal pm anche nell'autotrasportatore Cataldo Pagliarulo. Costui si sarebbe adoperato "per correggere la tracciabilità della partita di olio", dopodiché, "avvisato nel corso del viaggio di ritorno delle problematiche emerse nella costituzione della massa d'olio che palesemente non risultava provenire da un solo frantoio dichiarava contrariamente al vero alla società di traghetti 'Grimaldi Sardegna' di viaggiare vuoto per rendere vani eventuali controlli sulla tracciabilità/rintracciabilità".

I fatti contestati dal pubblico ministero risalirebbero a un periodo precedente il 2019. La stessa Coop, contattata alla conclusione delle indagini tramite il suo rappresentante legale, avrebbe "tratto dalla condotta dei predetti soggetti un ingiusto profitto pari al ricavo dalle vendite delle predette bottiglie d'olio".

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