Se lo spirito del missionario ora si impara coi videogame

Il nuovo spirito missionario passa dai videogame?

Se lo spirito del missionario ora si impara coi videogame
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Il nuovo spirito missionario passa dai videogame? Insegnare a «osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo) è da sempre, e in particolare da metà Seicento, l'obiettivo della Chiesa, che si sviluppa e resiste seguendo la traccia di Gesù, il primo missionario della storia. Ma come farlo nel Ventunesimo secolo, nell'età della secolarizzazione? Soprattutto se pensiamo ai ragazzi, a chi inconsciamente si immedesima con pedagogie atee fatte di velocità, distrazione e, troppo spesso, nichilismo? Come chiedere al giovane del fast-food, del take away, di sedersi e assaggiare

la minestra calda, il brodo che è andato sul fuoco per secoli? Come insinuare, in un tempo che corre, un messaggio che guarda all'eternità? Padre Rob Galea, un sacerdote influencer, palestrato e musicista, ha scelto di sfruttare gli strumenti del presente, dai concerti pop ai podcast (con Icon Ministry, una piattaforma cattolica che raggiunge ogni anno quasi due milioni di persone), fino ad arrivare ai videogame. MetaSaint nasce per «la generazione del covid», quella che più di tutti esemplifica la nuova filosofia delle pantofole analizzata da Pascal Bruckner. È un videogioco per la Gen Alpha in cui i bambini possono pregare, riflettere o semplicemente sedere in silenzio nelle cattedrali virtuali, fino a scegliere, alla fine, di diventare dei «santi» accedendo

una candela virtuale e aspettando spuntino le ali. Non c'è nulla di blasfemo. C. S.

Lewis non scrisse delle opere di fantasia (i videogame del tempo) per parlare di Dio? E la Divina commedia non è un videogioco, con i suoi livelli e le sfide da superare? La grande letteratura dimostra che la fede può diventare un'esperienza immersiva, a maggior ragione in un mondo che, se non ha paura della tecnica, rischia di avere sempre più paura della verità.

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