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"Sono amareggiato ma sono ancora vivo grazie al mio collega"

L’agente Calista in un video ricostruisce il linciaggio. Virgulti: "Merito della squadra"

"Sono amareggiato ma sono ancora vivo grazie al mio collega"
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nostro inviato a Torino

«Sono amareggiato». Alessandro Calista, uscito due giorni fa dall'ospedale con una prognosi di venti giorni, forse ancora non ci crede. È stato linciato dagli autonomi di Torino, in corso Regina Margherita, con tanto di martello. Angelo Simoniato, 22enne arrestato in flagranza differita per quell'episodio, «non ha mai fatto male a nessuno». Così, almeno, sostiene la sua famiglia. Ora è in carcere, sempre a Torino, la città messa a ferro e fuoco tre giorni fa dalla violenza antagonista. Simoniato è stato individuato perché era vestito di rosso, in mezzo ai tanti abiti neri di tutti gli altri. Un altro arrestato si è definito «inorridito» dall'aggressione agli agenti. «Mi sento bene», dice Calista in un video - testimonianza diffuso dalla Polizia, «tutto sommato». Il racconto di quella serata è denso di particolari. «Un'escalation di violenza», premette. «Chiunque avrebbe avuto paura». Di fondamentale importanza sono stati «gli addestramenti», che hanno aiutato a gestire i timori di quelle fasi. Poi i ringraziamenti alla «squadra». «Smentisco le ricostruzioni di queste ore», aggiunge Calista. Le ricostruzioni sono state varie. È circolata una versione secondo cui l'agente linciato sarebbe rimasto solo dopo una fuga in avanti. In altre, invece, si sostiene che Calista avesse perso il ritmo di una ritirata. «Gli attacchi dei manifestanti arrivavano da tutte le parti e noi provavamo a contenere», precisa. «Mi sono ritrovato nella ressa, mi hanno spinto giù e da là è successo quello che è successo». E cioè le martellate sulle gambe, i pugni sulla testa e i calci in bocca. L'agente, quasi trentenne, ha subito lesioni alle costole e al bacino. Tra i colpi inflitti, anche un tentativo con un dispositivo laser, una di quelle che può bucare le retine dell'occhio. C'era di tutto a Torino, nonostante la capillare azione preventiva.

Calista, al di là delle ricostruzioni, non era solo. A pochi passi c'era Lorenzo Virgulti, che lo ha soccorso per primo. «Mio fratello, angelo custode», lo chiama. «Mi ha tirato via dal casino, mi ha salvato la vita». Virgulti parla a sua volta, sempre in video. Per lui la prognosi è di trenta giorni. Il collo è fasciato. «I ricordi sono ancora confusi», premette. «Eravamo impegnati negli scontri da un po' di tempo. Ci hanno accerchiato. Era una fase intensa ed erano saltati gli schemi». L'agente racconta il salvataggio: «Quando ho visto il collega accerchiato mi sono precipitato come avrebbe fatto chiunque altro di noi. E ho provato a proteggere con lo scudo. Poi tutti insieme, con tutta la squadra, abbiamo esfiltrato Calista dalla zona più calda». Sono stati secondi decisivi per la vita di entrambi. Virgulti ammette di aver avuto «paura» e sottolinea, a sua volta, l'importanza dell'addestramento. «Grazie alla squadra abbiamo portato via Alessandro da quella situazione pericolosa», chiosa. I ringraziamenti sono riservati ai tanti messaggi di affetto e vicinanza ricevuti in questi giorni. La Procura di Torino e le forze dell'ordine sono al lavoro per individuare tutte le responsabilità. Per un'analisi certosina degli eventi, ci vorrà almeno un mese.

Per l'arresto di Simoniato sono state utilizzare le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Sarà un lavoro lungo. Torino poteva diventare sinonimo di un'altra tragedia. Se così non è stato, lo si deve alla «squadra». La storia dei due agenti del secondo Reparto mobile di Padova è una prova sufficiente.

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