Nel romanzo "Klara e il sole" di Ishiguro, Klara è uno dei robottini che la società ha prodotto per risolvere la solitudine degli adolescenti. Ogni famiglia con un figlio che tende a isolarsi ne ha uno in casa. Klara è però diversa dalle altre macchine, è molto attenta a ciò che la circonda e si domanda sempre cosa renda speciale l'essere umano. I robot non hanno cuore ma lei dimostrerà di averlo. Al di fuori del romanzo, i robottini sono fra noi. E la Fondazione Don Gnocchi ha appena pubblicato uno studio in collaborazione con il Politecnico che mostra che i bambini con disturbo dello spettro autistico prestano maggiore attenzione a un robot che interagisce con loro rispetto a un essere umano. Il motivo? Gli stimoli della macchina con le sembianze umane, essendo studiati, sono più semplici e prevedibili rispetto alle reazioni umane. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Asian Journal of Psychiatry. Ventisei i bambini che hanno partecipato, suddivisi in due gruppi. Da un lato i piccoli affetti da autismo, dall'altro i coetanei dallo sviluppo tipico. "Il lavoro è stato fatto su gesti e sguardi ha spiegato la ricercatrice Silvia Annunziata, autrice della ricerca e neuropsichiatra infantile al Don Gnocchi Il nostro obbiettivo era quello di testare le capacità comunicative non verbali e socio comunicative precoci che sono correlate allo sviluppo del linguaggio. L'età dei partecipanti è compresa fra i 24-30 mesi e i 6 anni, la maggior parte di loro non parla o si esprime poco. Il robot ha sembianze umane, è alto 80 centimetri ed è teleguidato dal terapista che lo comanda attraverso un tablet. Il robot propone gesti ai bambini: il saluto, l'indicare, l'alto o il basso e invita i partecipanti a imitarlo. Pronuncia anche piccole frasi o canzoncine, poi dice fallo anche tu'". Gli obbiettivi della ricerca: valutare la capacità dei bambini di seguire con lo sguardo ciò che gli altri mostrano e l'attenzione condivisa verso un oggetto che si muove e verso l'interlocutore che lo indica.
"Ciascun compito è stato proposto sia dal robottino che dal terapista ha chiarito Annunziata Il comportamento dei partecipanti è stato registrato in modo continuo per poter tracciare lo sguardo senza interferire e alla fine si è notato che i piccoli con disturbo dello spettro autistico hanno seguito meno il terapista e più il robot (quest'ultimo in maniera paragonabile ai coetanei con sviluppo tipico)".
Nessuno si è spaventato? "All'inizio sì, la reazione tipica davanti a un oggetto sconosciuto però ha accomunato i bambini di entrambi i gruppi". Il robot è un buon alleato della terapia "ma non può sostituire il medico".