Dietro le origini della Fiat: il senatore Giovanni Agnelli

Giovanni Agnelli, senatore del Regno d'Italia, è stato il fondatore della Fiat nel luglio del 1899. Breve storia dell'uomo dietro all'industria delle quattro ruote

Giovanni Agnelli con il re Vittorio Emanuele III
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Per anni è stato il motore dell'Italia, il costruttore che ha messo le ruote agli italiani, permettendo a sempre più ampie fasce di popolazione di muoversi lungo le strade dello Stivale, specialmente durante gli anni del boom economico, che hanno sdoganato le macchine come strumento di libertà e di affermazione personale nella comunità. Dietro a tutto questo si nasconde la Fiat, la Fabbrica Italiana Automobili Torino, che è nata l'11 luglio del 1899 nel capoluogo piemontese. L'artefice di tutto, colui che ha permesso di rendere questa azienda il punto di riferimento nazionale è stato Giovanni Agnelli, il senatore, nonno del più noto Gianni che erediterà il timone della fabbrica di famiglia.

Dall'esercito all'industria

Giovanni Agnelli nasceva nel 1866 a Villar Perosa, una piccola e amena località di montagna, ai piedi delle bellissime Alpi. I suoi genitori sono dei proprietari terrieri e forniscono al proprio figlio i migliori strumenti possibili, a livello educativo e didattico. Il piccolo Giovanni viene iscritto al collegio San Giuseppe, poi al ginnasio di Pinerolo, finendo i propri studi classici a Torino. Sono anni in cui il richiamo militare e la carriera tra le forze armate sono una strada gradita e gratificante, per questo motivo anche Agnelli viene spinto verso questo sentiero. All'Accademia Militare di Modena ottiene i gradi di ufficiale di cavalleria di prim'ordine nel Savoia Cavalleria, un onore riservato a pochi.

Il sentimento verso questo mondo così disciplinato e chiuso ingabbia l'animo di Giovanni Agnelli che, ben presto, si disinnamora del suo reparto e delle forze armate. La sua naturale tensione è verso le nuove scoperte della tecnica e della meccanica che, sul finire dell'Ottocento, stupiscono e affascinano le più numerose platee. Abbandonato l'esercito, torna a Villar Perosa per fare l'imprenditore e per guidare la propria azienda di famiglia. Le strade poi lo conducono a Torino, fino a frequentare il più ricercato bar della città: il caffè di Madame Burello. Qui incontra degli aristocratici con il pallino per le automobili, la compagnia giusta per tuffarsi in prima persona nell'universo delle quattro ruote. Nel 1896 entra come socio di capitale nelle Officine Storero, specializzate in biciclette, per le quali conclude un contratto d'importazione in esclusiva dei tricicli Prunelle, provvisti di motore a scoppio De Dion-Bouton. Un passo propedeutico alla fondazione della Fiat che, come dicevamo, avviene l'11 luglio del 1899.

La Fiat vola

L'azienda fondata da Giovanni Agnelli si impone da subito sullo scenario nazionale, anche grazie all'amicizia del patron con Giovanni Giolitti, che ne diventa il primo sostenitore. Fra il 1902 e il 1906 la produzione annua della Fiat passa da 73 a 1.097 vetture, con una crescita media del 72%. I risultati superano le più rosee aspettative, tanto che l'interesse del costruttore torinese si concentra, non solo sulle auto, ma anche sui treni, sugli aeroplani e sulle navi. Tutti i mezzi possibili di terra, aria e mare.

Il primo grande successo si chiama Tipo 1 Fiacre ed è un veicolo che viene concepito per il servizio taxi, un'assoluta novità, seguito dalla più canonica Fiat Zero, la prima di una grande dinastia. Dopo aver superato una grave crisi, Agnelli conduce la Fiat verso nuovi orizzonti di prosperità, intuendo l'importanza di allearsi con altri intrelocutori dell'industria, fondando uno dei primi nuclei vitali che avrebbe condotto alla futura Confindustria.

Intorno alla metà degli anni Venti del Novecento viene fondato lo stabilimento del "Lingotto" dove viene impiantata la prima catena di montaggio italiana, ispirata a quella di Henry Ford a Detroit, che l'imprenditore piemontese aveva visitato personalmente negli Stati Uniti. La nuova dimensione della Fiat è finalmente internazionale e Agnelli, da imprenditore di successo, diventa senatore del Regno.

Gli ultimi anni

La famiglia Agnelli viene funestata da una serie di tragedie che abbattono l'animo e lo spirito del grande fondatore, mentre la Fiat spicca il volo. La nascita della 500, detta amabilmente Topolino, trasformerà l'azienda torinese in un fenomeno di massa che anche altri grandi realtà europee studieranno a fondo.

Fiat Topolino
La Fiat 500 A Topolino del 1936

Dopo la Seconda guerra mondiale, il suo nome finisce tra quelli che hanno collaborato con il regime fascista, venendo comunque assolto dopo le dovute indagini. Non potrà gioire in modo esuberante di tale vittoria, perché la morte lo strapperà dai suoi cari il 16 dicembre del 1945.

La Fiat finirà comunque in buone mani con Vittorio Valletta, che ne diverrà amministratore delegato di clamoroso successo, prima del passaggio del testimone con Giovanni "Gianni" Agnelli, l'avvocato. Un'altra storia.

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