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Guigues: "La vera sfida di oggi? Avere un brand forte e riconoscibile. A390 l'auto più completa senza perdere il Dna Alpine"

Piacere di guida, leggerezza e sguardo fisso sull’elettrico: ecco le direttive di Alpine per il capo di Renault group Italia Sebastian Guigues

Guigues: "La vera sfida di oggi? Avere un brand forte e riconoscibile. A390 l'auto più completa senza perdere il Dna Alpine"
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In un anno le cose cambiano repentinamente ma se hai un obiettivo chiaro quello è e quello resta. Per Alpine la sfida è sempre una: essere un brand forte e riconoscibile. Il tutto condito con il piacere di guida, la leggerezza e lo sguardo fisso sull’elettrico. E lo conferma ancora una volta il capo di Renault group Italia Sebastian Guigues.

Come sta andando Alpine e quali sono gli obiettivi a medio termine?

“Alpine è un brand molto forte, con un grande passato storico. È stata fondata da Jean Rédélé, un concessionario appassionato di auto che voleva creare macchine più leggere e veloci. E questo è ancora oggi il nostro DNA, anche in un contesto completamente diverso”.

Di acqua sotto i ponti ne è passata…

“Abbiamo iniziato con la nuova A110 circa 5-6 anni fa, poi abbiamo lanciato la A290, la nostra prima elettrica, portando il concetto di leggerezza nel mondo elettrico, anche se i parametri sono un po’ diversi. Ora arriva la A390, che per me è il momento più importante per Alpine degli ultimi 10 anni”.

Perché?

“Perché è una macchina che incarna tutto il DNA del brand ma è polivalente: può essere la prima auto di casa, un’auto aziendale, un’auto da piacere, da città, da lavoro o per il tempo libero. È elettrica, efficiente e molto versatile. Probabilmente è il prodotto più completo senza perdere il DNA Alpine”.

Nuova Alpine A390

Qual è il target di questa auto?

“Il target è sì aziendale, ma non nel senso di grandi flotte. Parliamo di utenti che hanno una certa posizione in azienda, un budget e possono scegliere l’auto che vogliono. Ma c’è anche il target delle piccole e medie imprese e poi naturalmente quelli che amano le belle auto. Infine c’è il cliente privato appassionato di performance, stile e tecnologia. In tutti i casi c’è un decision maker che vuole qualcosa di diverso, esclusivo e tecnologico”.

Ci puoi dire qualcosa in più sulla tecnologia della A390?

“Prima di tutto è una macchina prodotta a Dieppe, quindi genuinamente Alpine, sviluppata per essere solo elettrica. Questo significa piattaforma ottimizzata e super leggera. Un altro punto sono i motori elettrici, che danno una guida molto divertente e dimostrano che elettrico non significa noioso. Poi c’è tutta la tecnologia Google: per esempio, se sei a Milano e vuoi andare al Lago di Garda con poca batteria, il sistema ti dice dove fermarti, quanto tempo, quanto costa e con quanta carica arriverai. Elimina completamente lo stress. Abbiamo scelto Google invece di sviluppare un nostro infotainment perché crediamo sia meglio usare la migliore soluzione disponibile e concentrarci su ciò che sappiamo fare meglio: auto, handling e piacere di guida. Infine, resta una macchina molto emozionale: devi vederla e innamorartene. Non è per tutti, ma chi la capisce deve esserne colpito”.

Dal punto di vista della transizione elettrica in Italia, vede progressi rispetto all’anno scorso?

Sì, piccoli progressi: il mix elettrico è passato dal 5% a circa l’8%. Ma siamo ancora indietro. Io continuo a dire che l’elettrico è progresso e anche l’Italia diventerà elettrica: è solo una questione di quando. Dipende da incentivi, infrastrutture di ricarica e offerta di prodotto. Se tutti gli attori si muovono, andremo più veloci. Altrimenti più lentamente. Il nostro lavoro è essere pronti, con Alpine e con Renault, quando il mercato sarà maturo”.

Nuova Alpine A390

I costruttori cinesi continuano a sfornare nuovi modelli in Europa e in Italia.

“Sono bravi. Sono passati dall’8% al 12,2% del mercato e cresceranno ancora, forse fino al 20%. La vera domanda è: a chi prenderanno quote? Noi, per esempio, stiamo crescendo. Le nuove entrate tendono a togliere spazio ai prodotti più deboli. Per il cliente è positivo: più scelta e più concorrenza. Noi li guardiamo con rispetto, ma con fiducia nelle nostre capacità”.

Qual è oggi la sfida più difficile nel settore automotive?

“Avere un brand forte. Se guardiamo alla storia, durante la Rivoluzione Industriale si diceva che il tessile europeo sarebbe morto, ma oggi i brand più forti sono ancora europei. Lo stesso vale per l’auto: i brand con identità chiara, storia e significato – come Renault o Alpine – continueranno a essere forti. La vera sfida è: il tuo brand è riconosciuto e porta qualcosa di unico? Se sì, hai un futuro”.

Quindi la riconoscibilità è la chiave oggi?

“Assolutamente sì.

In un mercato pieno di prodotti, il rischio è diventare una commodity, cioè solo mobilità a prezzo. E lì ci sarà sempre qualcuno più competitivo. Questo non è il posizionamento dei brand del gruppo Renault, e ancora meno di Alpine”.

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