In Europa le immatricolazioni di auto continuano a salire (+11,1% in marzo e +4,1% nel primo trimestre), ma i dati restano sempre distanti dal 2019 (-15,1%), l'anno prima delle varie crisi, a partire dalla pandemia, che hanno travolto il mondo. Guardando ai giorni nostri, tra gennaio e marzo l'Italia segna un +9,2%, seguita da Spagna (+7,6%) e Germania (+5,2%), mentre la Francia vede scendere le vendite (-2,1%). Bene le vetture elettriche nei tre mesi (+26,2% e penetrazione al 19,4%): +65,7% l'Italia, grazie allo smaltimento graduale delle prenotazioni relative agli incentivi di ottobre (la quota mercato ancora debole al 7,9%); +50,4% la Francia; +41,6% la Spagna; +41,3% la Germania. Aumenta anche la domanda di auto ibride plug-in (ricaricabili) che, ricorda Gian Primo Quagliano (Centro studi Promotor), «in molti ritengono possa diventare la soluzione privilegiata qualora l'Ue decidesse di attuare il suo rigore ecologista». Da parte loro, i consumatori europei restano per lo più orientati sulle auto ibride-elettriche che rappresentano il 38,6% del mercato complessivo.
In questo scenario e come previsto avanza ancora Stellantis (+6,8% mese su mese e +8,5% nel trimestre, quota al 17,3% nei 27 mercati). Tra i marchi ex Fca di Stellantis, nei tre mesi si distinguono Fiat (+36%) e Lancia (+15,7%): giù, invece, Alfa Romeo (-16,6%) e Jeep (-0,5%). L'avanzata cinese vede Saic (Mg) salire del 5,9% e soprattutto Byd (+169,7% tra gennaio e marzo). Dato positivo anche per l'americana Tesla (+59,6%) che ha però venduto meno del Dragone Saic. Nuove indiscrezioni, intanto, sulla possibile strategia europea di Stellantis che il ceo Antonio Filosa (in foto) comunicherà il 21 maggio prossimo. Dopo le voci recenti su un accordo in itinere con un costruttore (la cinese Dongfeng tra questi) per la cessione o condivisione dell'impianto di Cassino, quello più in sofferenza in Italia, ecco spuntare, come riferisce Bloomberg, valutazioni anche su altri stabilimenti del gruppo, tra cui Rennes, in Francia, e Madrid.
Decisioni in tal senso servirebbero a limitare il problema della sovraccapacità. Una soluzione di questo tipo «troverebbe l'apertura del governo italiano», come riferito al Giornale, nei giorni scorsi, dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.