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Tasse record nel 2022. La stangata che soffoca le imprese italiane

L'anno scorso la pressione fiscale in Italia, data dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil ha raggiunto il 43,5%, un livello mai toccato in precedenza

Tasse record nel 2022. La stangata che soffoca le imprese italiane
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Nell’attuale panorama economico europeo, le imprese italiane sono quelle che pagano più tasse. A darne notizia è l'ufficio studi della Cgia Mestre, secondo cui nel confronto con i principali Paesi Ue, la percentuale del gettito fiscale riconducibile alle aziende italiane sul totale nazionale è nettamente superiore, ad esempio, a quella tedesca, francese e spagnola. “Se nel 2020 in Italia ha raggiunto il 13,5%, garantendo un gettito di 94,3 miliardi di euro – c’è scritto nel rapporto della Cgia – in Germania era al 10,7%, ovvero 144,8 miliardi di imposte versate, in Francia al 10,3%, 108,4 miliardi versati, e in Spagna al 10,1%, 41,7 miliardi di gettito. Rispetto alla media europea scontiamo oltre due punti percentuali in più”.

I numeri

Tutti i dati snocciolati dalla Cgia confermano l'elevato livello di tassazione che investe le imprese del Bel Paese, a partire dal confronto delle principali aliquote che gravano sul reddito imponibile delle società. Se in Italia si attesta al 27,9%, tra i nostri principali competitor scorgiamo che in Francia è al 25,8% e in Spagna al 25%. Tra le nazioni big solo la Germania, pari al 29,8%, sconta un livello superiore all’Italia. Rispetto alla media europea, per le aziende italiane l'aliquota è superiore di ben 6,7 punti. “Nel 2022, la pressione fiscale in Italia, data dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil – ha spiegato la Cgia – ha raggiunto il 43,5%, un livello mai toccato in precedenza”.

Le cause dell’aumento della tassazione sulle imprese

La pressione fiscale così alta sulle aziende italiane deriva dall’accumularsi di tre aspetti congiunturali distinti. Il primo riguarda il forte aumento dell'inflazione, che ha fatto salire le imposte indirette; il secondo il miglioramento economico e occupazionale avvenuto, in particolar modo, nella prima parte dell'anno, che ha favorito la crescita delle imposte dirette e il terzo l'introduzione nel biennio 2020-2021 di molte proroghe e sospensioni dei versamenti tributari, agevolazioni che sono state cancellate per il 2022. Oltre a queste tre peculiarità, va anche considerato che a partire da marzo 2022 le famiglie italiane percepiscono l'assegno unico, misura che ha sostituito le vecchie detrazioni per i figli a carico.

Gli effetti dell’assegno unico

Questa novità, a parità di condizioni, ha delle evidenti implicazioni sul calcolo della pressione fiscale. Se le detrazioni riducevano l'Irpef da versare al fisco, la loro abolizione ha incrementato il gettito fiscale complessivo annuo di circa 6 miliardi di euro. La Cgia ha ricordato che, ora, le risorse per erogare l'assegno unico vengono contabilizzate nel bilancio statale come uscite. In termini assoluti è stato segnato che, secondo i dati resi noti nei giorni scorsi dal ministero dell'Economia e delle Finanze, le entrate tributarie e contributive sono aumentate, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, complessivamente di 68,9 miliardi di euro. Di queste, le entrate tributarie sono aumentate di 53,7 miliardi e le contributive di 15,7 miliardi.

La richiesta della Cgia al governo Meloni

La Cgia ha chiesto al governo Meloni, in attesa di poter disporre di ulteriori informazioni sul testo in materia approvato giovedì scorso, di conseguire, in

tempi brevi, almeno altri tre obiettivi: “La riduzione del carico fiscale a famiglie e imprese; la semplificazione del rapporto tra il fisco e il contribuente; la riduzione dell'evasione e dell'elusione fiscale”.

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