Il quadro legale intorno all'ex Ilva di Taranto si fa sempre più incerto, ma commissari e l'investitore Usa, il gruppo Flacks, lavorano alla costituzione della newco per proseguire con la vendita e garantire le risorse per la produzione e le manutenzioni, sempre più urgenti dopo il nuovo incidente mortale di ieri. Dopo la sentenza choc del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dello stabilimento entro il 24 agosto in mancanza di un adeguamento all'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, ieri la Procura di Taranto ha messo sotto sequestro l'Area Agglomerato a causa di un incidente mortale sul lavoro. Un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell'indotto ex Ilva, Loris Costantino, 36 anni, è morto dopo essere caduto da un piano di calpestio da un'altezza di una decina di metri. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l'operaio 46enne Claudio Salamida.
Alla luce dei fatti, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire dalla giornata per i lavoratori diretti e dell'appalto. «La perdita di vite umane sul fronte occupazionale - affermano - rappresenta una ferita aperta nel nostro Paese e richiede un intervento immediato e deciso. Abbiamo denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e le mancate manutenzioni». Per questo, chiediamo il superamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detenga la maggioranza e la gestione. Il solito leitmotiv mentre il Governo ha convocato le parti per giovedì e cerca di non far scappare il gruppo Usa Flacks interessato all'acquisto (confermato al Giornale), ma ora bisognoso di rassicurazioni legali per poter procedere. «Ci stiamo lavorando», spiega Michael Flacks annunciando «novità in due settimane per la costituzione della nuova società» che dovrebbe dare una nuova possibilità al siderurgico.
I sindacati chiedono investimenti e manutenzioni. E l'azienda commissariata (Adi) ha confermato che si metterà al lavoro una task force tra la stessa azienda e i rappresentanti della sicurezza sul lavoro per esaminare le situazioni nelle quali intervenire. Ma il tema cruciale restano le risorse che sono di fatto appese alla conclusione della vendita. Senza di esse Bruxelles chiuderebbe i rubinetti del prestito accordato.
Eppure la magistratura non arretra e tiene ancora sotto sequestro probatorio AFO 1, senza facoltà d'uso, per una vicenda emissiva occasionale priva di conseguenze pregiudizievoli, impedendo il raggiungimento del break even point, cioè del momento in cui la produzione delle acciaierie genera ricavi. Ancora oggi dopo 10 mesi, nonostante le plurime istanze di dissequestro, tutte respinte, AFO 1 è ancora fermo e inservibile per un danno di 2,5 miliardi.