I fondi Usa Flacks Group e Bedrock e due soggetti industriali extra Ue di cui uno sarebbe, secondo indiscrezioni, EM Steel: azienda siderurgica degli Emirati Arabi.
Nell'attesa, i commissari straordinari riuniti a Roma con i sindacati e il Mimit, hanno fatto un piccolo dietrofront, assicurando la continuità produttiva di banda stagnata a Genova e di zincato a Novi Ligure. Una scelta che «avrà un costo», avrebbero detto i commissari, ma che evita cassa integrazione e dà un segnale ai sindacati.
Sono queste, insieme alla garanzia del ministro Adolfo Urso che «non esiste alcun piano di chiusura», i punti chiave del vertice di ieri mentre, sullo sfondo, trapelano i dettagli di un possibile salvataggio da parte di Arvedi (potenzialmente
ampliabile alle eventuali prossime offerte. Arriveranno entro Natale le attese manifestazioni di interesse per l'ex llva da parte dei quattro player alla finestra).
Un piano lacrime e sangue che potrebbe essere accolto dal governo come ultima spiaggia nel caso in cui i pretendenti stranieri si defilassero o avanzassero pretese irricevibili. Il Cavaliere Giovanni Arvedi sarebbe al momento l'unico soggetto italiano che - secondo quanto appreso dal Giornale - avrebbe messo a punto una sorta di salvagente industriale.
Un progetto che non prevede la continuità degli attuali altoforni, ma solo la realizzazione dei due nuovi forni elettrici.
La chiusura dei vecchi altoforni prevederebbe una fase transitoria in cui mettere in cassa integrazione tutti i lavoratori, la realizzazione in 3-5 anni dei nuovi altoforni elettrici, e una ripartenza light con una produzione fino a 4-6 milioni di tonnellate massime di acciaio l'anno, reintegrando parte dei lavoratori (massimo 2-4mila lavoratori).
Per gli altri dipendenti si starebbe studiando, al netto di scivoli e pre-pensionamenti, una redistribuzione tra le varie aziende pubbliche e/o partecipate dallo Stato o su progetti alternativi che riguardano le aree libere a Taranto, quanto a Genova.
Un'operazione tutta in salita anche per la stessa Arvedi che al momento gestisce il polo di Cremona e quello di Terni in un'Italia
ad altissimi costi energetici. Non è escluso dunque che questo piano possa accogliere soci finanziari o industriali.
Ieri intanto, dopo l'ennesimo incontro a Roma, i sindacati hanno annunciato nuova battaglia. L'incontro al ministero del Made in Italy tra i sindacati, gli enti locali e il ministro Adolfo Urso «non è andato come si sperava», hanno ribadito.
Tuttavia il ministro ha rimarcato che non esiste «alcun piano di chiusura, anzi l'esatto contrario: attività di manutenzione indispensabili per garantire la continuità produttiva e raggiungere il massimo della capacità possibile, assicurando la piena sicurezza dei lavoratori«.
La strada resta in salita considerando che, tra le offerte ricevute, quella di Bedrock è considerata la migliore: 5mila
licenziamenti e zero per gli impianti, con una valorizzazione minima sul magazzino. Nei giorni scorsi poi i rappresentanti di Flacks Group, ha fatto visita gli impianti di Taranto, con feedback che sarebbero parsi del tutto positivi.