Ponte lancia una maxi opas su Tim. Offre 10,8 miliardi tra cash e azioni con l'obiettivo di creare un grande gruppo che combinerà settori finanziari-assicurativi e telecomunicazioni, logistica e servizi digitali. Nascerebbe una piattaforma integrata da sistema Paese che conta ricavi per circa 26,9 miliardi e un'ebit aggregato di 4,8 miliardi, con oltre 150mila dipendenti. L'operazione non è concordata con Tim - che fa sapere di 'prendere attò dell'offerta e domani avvia la valutazione con un Cda - ma probabilmente non è nemmeno ostile. Punta alla conquista dell'operatore telefonico, del quale ora Poste è primo azionista con quasi il 25% del capitale. L'integrazione delle due società porterà poi Telecom Italia fuori dalla borsa. Il gruppo finale che nascerebbe avrebbe comunque una governance stabile, nella quale l'azionista di maggioranza, considerando anche le quote di Cdp, rimarrà comunque lo Stato italiano con un partecipazione sopra il 50%. Il completamento dell'operazione è previsto entro la fine del 2026. L'annuncio è arrivato in serata e Poste - che illustrerà nelle prossime ore l'Opas in una conference call - evidenzia gli aspetti dell'operazione. "Il corrispettivo dell'offerta è altamente attraente", spiega. In denaro saranno offerti 0,167 euro per ciascuna azione di Tim portata in adesione. A questo si aggiunge una parte in titoli pari a n. 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ciascuna azione di Tim. Il corrispettivo complessivo, tra cash e azioni, "esprime una valorizzazione pari a Euro 0,635 per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato venerdì al termine delle contrattazioni.
"L'obiettivo dell'operazione - spiega il comunicato di Poste - è dare vita ad un unico Gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane. Il nuovo Gruppo rappresenterà la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, un vero e proprio motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell'economia nazionale in grado di generare valore per tutti gli azionisti e di contribuire in modo significativo alla crescita della produttività del sistema industriale, alla competitività internazionale del Paese e alla capacità di attrarre investimenti". Poste è già presente nei servizi essenziali per gli italiani. Ha una rete di 13mila uffici postali. A questi si aggiungerebbe gli oltre 4mila punti vendita Tim e una rete di 49mila partner terzi. Alla fine ci sarebbero 19 milioni di clienti digitali attivi. Ai servizi di Poste si aggiungerebbero tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders. Oltre al profilo industriale e strategico che vedrebbe in Italia il gruppo con posizioni di leadership in molti settori, ci sono le sinergie. L'integrazione consentirà di ottenerne 700 milioni di sinergie ogni anno, con un impatto neutrale sul dividendo 2026 di Poste e positivo sull'utile dal 2027. Le sinergie saranno per 500 milioni sui costi e per oltre 200 milioni sui ricavi. Gli oneri una tantum necessari per raggiungere questo obiettivo sono invece stimati in 0,7 miliardi spalmati in più anni. Il fatto di avere un azionista pubblico di maggioranza infine porterà "stabilità nel lungo periodo e un chiaro mandato strategico orientato alla creazione di valore per tutti gli stakeholders e per il Paese nel suo complesso".
"Tale assetto proprietario - assicura Poste - garantisce inoltre un forte allineamento degli interessi, volto a sostenere una performance competitiva e rendimenti per gli azionisti sostenibili nel tempo". Alla fine dell'offerta, i titoli di Poste avranno un flottante ampio e liquido di oltre 15 miliardi, e una base azionaria con investitori istituzionali internazionali e italiani e una solida componente retail.