Una stangata da decine di miliardi: ecco quanto ci costa la follia delle case green

L'Ance stima che la spesa per le ristrutturazioni "green" della casa possono valere 40-60 miliardi. E il vero rischio è l'ondata di deprezzamenti degli immobili

Una stangata da decine di miliardi: ecco quanto ci costa la follia delle case green

Duecentomila ristrutturazioni all'anno, ogni anno, per dieci anni a un costo compreso tra 40 e 60 miliardi di euro. Questo il conto che la direttiva sulla casa rischia di presentare all'Italia e alla sua economia. Le stime dell'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), l'organizzazione i cui aderenti avranno maggiormente l'onere di procedere al lavoro per l'efficientamento qualora la direttiva venisse applicata, parlano chiaro sul valore degli interventi che saranno necessari. E, sia ben chiaro, questa stima non tiene in alcuna considerazione né i costi per eventuali mutui e finanziamenti in capo ai privati, nuove torsioni verso l'alto del prezzo delle materie prime e costi burocratici in capo a amministrazioni o cittadini per la ristrutturazione.

Tra costruzione dei cappotti, procacciamento di pompe di calore, nuovi infissi e altre opere strutturali o di complemento il parco di necessità industriali aperto dalla nuova direttiva rischia di aprire a lunghe disfunzionalità sui tempi e a creare un caos per il portafoglio di milioni dei cittadini. L'Ance ha fatto il conto degli immobili che servirà ristrutturare al netto delle esenzioni che il Partito Popolare Europeo ha promosso nella modifica della direttiva approvata oggi e che riguarderanno edifici nei centri storici delle città, case di famiglie indigenti, luoghi di culto e costruzioni soggette a vincolo storico e culturale: "Si tratta di 230.000 edifici pubblici e non residenziali e 1,8 milioni di residenziali privati. Questo significa che ogni anno fino al 2033, dovranno essere ultimati oltre 200.000 interventi su singoli edifici, per un costo che può aggirarsi tra i 40 e i 60 miliardi di euro", si legge sui dati Ance riportati da Edilportale. Tutto questo - lo ricordiamo - per portare a una classe energetica di E entro il 2030 e D entro il 2033 gli oltre 2 milioni di immobili interessati.

In un contesto che vedeva, tra il 2005 e il 2020, la riduzione delle emissioni in Europa collegabili al settore residenziale attestarsi complessivamente del 25% e in Italia al 18% lo strappo dell'Unione Europea su iniziativa della Commissione può creare dei pericolosi grattacapi. E, lo ribadiamo, la stima Ance va necessariamente considerata come prudenziale al ribasso, su un costo di 20-25mila euro a ristrutturazione in media, perché non può incorporare certamente in anticipo i previsti effetti ignoti sui costi di manodopera e materie prime o stimare senza dati certi quanto saranno alti i tassi di mutui e prestiti nel prossimo decennio.

Per politiche edilizie come il Superbonus, ha ricordato il Direttore Generale del Dipartimento delle finanze del Mef Giovanni Spalletta, era stato inizialmente ipotizzato per l'anno 2022 un costo complessivo per lo Stato e i cittadini pari a 36,55 miliardi di euro che si è dovuto rivedere infine a 61,20 miliardi, il 40% in più. Applicate alle stime Ance, queste divergenze porterebbero il costo a toccare la forbice tra 56 e 84 miliardi di euro. Il che, considerato la natura mirata delle ristrutturazioni "ecologiche" chieste dell'Europa, dà l'idea di un onere eccessivo. Già nello scenario base, partendo oggi stesso, spenderemmo tra i 4 e i 6 miliardi all'anno, più gli oneri annessi, per eseguire il diktat ambientalista di Bruxelles. Nel peggiore degli scenari, con un rincaro paragonabile a quello del Superbonus che si è sviluppato per il suo solo anno finale, si potrà toccare quota 8,4 miliardi l'anno.

Ma la vera perdita più massiccia può essere quella dei risparmi immobilizzati nelle mani degli italiani. Per cui a lungo il mattone è stato sinonimo di ricchezza. "Nelle prime proposte erano anche previste alcune sanzioni draconiane per chi non avesse ottemperato a questo obbligo, come il divieto di vendere o affittare la casa che non avesse il bollino verde richiesto dall’Europa", nota Il Messaggero.

Questa prescrizione è di recente caduta, ma il rischio di un deprezzamento massiccio per gli immobili che non saranno riusciti a raggiungere questo valore, specie se alla direttiva sulla casa si aggiungerà il ritorno alla carica dell'Ue sull'iniqua riforma del catasto da tempo richiesta all'Italia e che potrebbe mettere nero su bianco i cali, è una prospettiva inquietante e da evitare. Ma che per quei 2 milioni di immobili in considerazione potrebbe essere almeno paragonabile ai costi di efficientamento.

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