
E sono 7.870 i lavoratori interessati alla non ripresa in Italia di Stellantis. A quelli di Termoli (1.823) , sito della Gigafactory fantasma, e Pomigliano d'Arco (3.750), si sono aggiunti ieri i 2.297 colleghi di Mirafiori, senza contare l'impatto con i rispettivi indotti. E probabilment non è finita. «Ammortizzatori sociali» è la parola d'ordine del dopo estate di Stellantis con il contratto di solidarietà che, secondo gli accordi con i sindacati, interesserà anche il polo torinese dal 1° settembre prossimo al 31 gennaio 2026. E per fortuna che da novembre, a Mirafiori, partirà la produzione della Fiat 500 ibrida, destinata - nelle aspettative - a rianimare lo stabilimento che con troppo ottimismo, eliminate le Maserati Levante e Quattroporte, era stato consegnato al modello a batteria (soprattutto) e alle due super sportive del Tridente, ora traslocate a Modena. I sindacati metalmeccanici, oltre a chiedere al ministro Adolfo Urso la convocazione urgente del Tavolo Stellantis e l'incontro con l'ad Antonio Filosa, premono per «l'assegnazione di un nuovo modello a Mirafiori allo scopo di garantire un futuro più sereno ai lavoratori e all'indotto torinese ormai stremato».
Intanto, parte male il Dialogo strategico che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha convocato per il prossimo 12 settembre, con al centro la necessità - sollecitata tardivamente da costruttori e componentisti - di revisionare radicalmente se non cancellare le norme green al 2035 che stanno velocemente affossando il sistema automotive europeo. Il vertice tra von der Leyen e le associazioni, le stesse che hanno inviato a Bruxelles una lettera definendo «irrealizzabili i piani Ue» con l'imposizione del «tutto elettrico, ha infatti tagliato fuori l'Automotive Regions Alliance, dal 2024 presieduta da Guido Guidesi, assessore lombardo allo Sviluppo economico, organismo che rappresenta 40 territori europei con un forte tessuto industriale automotive. «L'esclusione è un pessimo segnale - la replica di Guidesi alla presidente von der Leyen - in quanto il non coinvolgimento dei territori, a oggi ha portato la più grande industria europea al rischio di cancellazione. Attendiamo speranzosi l'esito della riunione del 12 settembre affinché possano esserci cambiamenti concreti anche attraverso i nostri contributi. Se ciò non accadrà, l'Alliance si dovrà occupare solo di gestire stabilimenti dismessi e cittadini disoccupati; in compenso avremo tante auto cinesi in giro per l'Europa». Proprio i big cinesi, sempre più inseriti nel contesto europeo, proseguono la crescita. In luglio, con un +5,9% delle immatricolazioni complessive di auto (ma zero crescita nei 7 mesi), il marchio Byd (+225,3%) diretto in Europa da Alfredo Altavilla, si è collocato davanti a Tesla (-40,2%) con una quota che è salita in un anno dallo 0,4% all'1,2%. Sempre Byd, in luglio, ha venduto di più rispetto al marchio
Scendono dal 27,5 al 15% i dazi Usa sulle auto europee a partire già da inizio agosto: «Un sollievo e una spinta per la nostra industria», ha commentato il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic. E un risparmio di mezzo miliardo di euro stimato per l'automotive europeo, solo considerando i maggiori dazi altrimenti versati in un mese. La svolta arriva grazie alla proposta legislativa della Commissione Ue per azzerare i dazi ai beni industriali Usa e dar seguito agli impegni della dichiarazione congiunta
Jeep di Stellantis: 13.503 unità contro 10.422 veicoli. Bene anche la cinese Saic che commercializza il marchio Mg: +13,1% e quota mensile pari al 2,1%.
Per quanto riguarda Stellantis, il mese scorso ha immatricolato l'1,1% in meno anno su anno, giù anche la penetrazione: dal 14,9% al 13,9%. Nei primi sette mesi le nuove immatricolazioni europee per il gruppo ammontano a 1.192.746 (-8,1%) e quota di mercato pure in calo dal 16,4 %v al 15,1% sullo stesso periodo del 2024.