Dimenticate i manuali e le aule ovattate. La Bocconi, prima di diventare un'istituzione, è stata una scommessa folle. «La stessa Bocconi è una startup, ma un po' cresciuta», taglia corto il rettore Francesco Billari, ricordando che tutto nasce da uno startupper che non ha avuto paura di mettersi in gioco. È questo Dna di rischio che oggi fa da cornice a Vento, la creatura di Exor Ventures che festeggia dieci anni di assalti al futuro. Un decennio iniziato nel 2016 per celebrare la Fiat e diventato oggi una macchina da guerra dell'innovazione: dai primi corsi di imprenditorialità al venture building, fino alla potenza di fuoco di un fondo che nel 2025 toccherà i 75 milioni di euro. I numeri non sono solo cifre, sono cicatrici di successo: 160 startup, 3,2 miliardi di valore di mercato e tremila posti di lavoro. Eppure, l'Italia resta la grande incompiuta, ottava in Europa per investimenti.
«La traiettoria è quella giusta, la dimensione ancora no», ammette John Elkann, Chairman di Vento e ceo di Exor. Per Elkann, costruire giganti tech partendo dall'Italia non è un'utopia, ma una questione di fuoco interiore. «Tutto parte dalle persone e dal senso di credere nel futuro. La concretezza arriva dalla voglia. A scuola non si impara a diventare imprenditori», incalza, puntando il dito sulla necessità di convertire la conoscenza in qualcosa di completo.
La sfida è culturale, prima che finanziaria. In un Paese che spesso demonizza l'errore, il messaggio che arriva dal palco è una scossa: «Bisogna essere pronti al fallimento, l'unico modo per sperimentare davvero. È più importante cercare di creare qualcosa piuttosto che non farlo per paura di non farcela». È la filosofia del posto sicuro dove sbagliare, dove il team conta più dell'idea. Perché le idee passano, ma le persone restano a gestire i down che, nelle fasi iniziali, superano di gran lunga i momenti di gloria. Lo dimostrano realtà come Arke, che scuote un manifatturiero fermo agli anni '70, o Lexroom e Conplaion, che portano ossigeno tecnologico in settori asfissiati dalla burocrazia. L'intelligenza artificiale domina quasi il 50% del portafoglio, ma per Elkann è solo uno strumento per risolvere i «grandi problemi»: energia e cura. «Non serve per forza inventare qualcosa di nuovo, ma nuovi modi per usare ciò che è già stato scoperto».
L'obiettivo per i prossimi dieci anni è quasi un manifesto politico: arrivare a mille società e colmare il gap con l'estero. Anche Bruxelles sembra essersene accorta, con Raffaele Fitto che rivendica la creazione di un commissario ad hoc per le startup come «uno spazio per crescere».
La scommessa di dieci anni fa è diventata realtà, ma la partita vera inizia ora. Perché, come ricorda Elkann, «l'opportunità per l'Italia è straordinaria: sappiamo abbinare il concetto con la pratica». Resta da vedere se avremo il coraggio di non spegnere quel fuoco.