Valter Mainetti, presidente e amministratore delegato di Condotte 1880, è un imprenditore visionario e mecenate: guida il rilancio di una storica realtà italiana delle costruzioni con un’idea di sviluppo che non si esaurisce nelle opere, ma si misura nell’impatto sui territori. In questa prospettiva, infrastrutture, formazione e trasferimento di competenze diventano leve inseparabili: costruire significa creare capacità locali, opportunità professionali e filiere durevoli. Accanto alla dimensione industriale, Mainetti esprime anche una responsabilità culturale che affianca e orienta l’azione d’impresa: la tutela del patrimonio storico-artistico come elemento di identità, spazio di dialogo tra comunità e valore condiviso. È il senso dell’impegno della Fondazione Sorgente Group, nata per studiare, restaurare e promuovere la fruizione delle opere, saldando memoria e innovazione in una visione in cui crescita economica e cultura procedono insieme.
In che modo il Piano Mattei può diventare uno strumento concreto di cooperazione con l’Africa, capace di coniugare infrastrutture e sviluppo locale?
“Il Piano Mattei è uno strumento concreto di cooperazione perché consente di impostare partenariati di lungo periodo, fondati sulla reciprocità e su risultati misurabili nel tempo. Per noi significa mettere a disposizione competenze industriali e ingegneristiche non solo per realizzare infrastrutture strategiche, ma per accompagnare i Paesi partner nella costruzione di capacità autonome: filiere locali, manutenzione, gestione e competenze tecniche che restino sul territorio. Formazione, trasferimento di know-how e rispetto dei contesti sociali, ambientali e istituzionali sono quindi parte integrante del percorso, non un elemento accessorio. Lo sviluppo sostenibile, infatti, non coincide con ‘costruire un’opera’, ma con il creare le condizioni perché quell’opera generi crescita, servizi e lavoro in modo continuativo, a beneficio delle comunità locali. In questa direzione, siamo in dirittura d’arrivo per finalizzare, in consorzio con imprese italiane specializzate, il contratto con l’Uganda per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria di 62 km. L’infrastruttura collegherà Tororo, nodo ferroviario al confine con il Kenya, a Majanji, nell’area orientale del Lago Vittoria, dove è prevista la costruzione di un porto destinato principalmente al traffico merci. Un corridoio logistico di questo tipo non serve solo a migliorare i collegamenti: può ridurre i costi di trasporto, favorire l’accesso ai mercati e sostenere l’economia locale, creando opportunità e competenze soprattutto per le persone del posto”.
Quanto conta la dimensione della formazione e del trasferimento di know-how nella strategia di Condotte 1880?
“È centrale. In Uganda istituiremo un’Accademia di Formazione Ferroviaria in collaborazione con l’università locale; in Guinea Equatoriale affianchiamo i progetti infrastrutturali a percorsi di crescita per tecnici e manodopera del posto. Questo è lo spirito del Piano Mattei: non solo costruire opere, ma accompagnare i Paesi partner in un percorso di sviluppo autonomo, sostenibile e condiviso. È una sfida ambiziosa, ma è anche il ruolo che un’impresa italiana con una lunga storia internazionale deve saper interpretare oggi”.
Lei guida un’impresa che realizza infrastrutture e presiede una Fondazione dedicata all’arte e all’archeologia: come integra visione industriale e responsabilità culturale?
“Per me non sono due ambiti separati: sono linguaggi della stessa idea di sviluppo. Un’impresa che lavora sulle trasformazioni dei territori ha una responsabilità che non si esaurisce nella qualità tecnica dell’opera o nel rispetto dei tempi, ma riguarda anche ciò che resta: competenze, servizi, fiducia e tutela dell’identità culturale dei luoghi. La Fondazione Sorgente Group nasce proprio come estensione coerente di questa visione. Conservare, studiare e valorizzare il patrimonio artistico e archeologico significa investire in memoria e in futuro: la cultura è un’infrastruttura immateriale che rafforza le comunità e crea dialogo, soprattutto quando si opera in contesti diversi per storia e sensibilità. Attraverso collezioni, restauri, mostre e collaborazioni con istituzioni museali, la Fondazione promuove la fruizione e la conoscenza delle opere, contribuendo a connettere sviluppo economico e responsabilità culturale. In sintesi: costruire non è solo ‘fare’, ma anche prendersi cura. E la tutela del patrimonio, quando è seria e continuativa, diventa parte di un modello di crescita più solido, condiviso e sostenibile”.