Ma Bagnasco non è il cappellano di «Repubblica»

Ieri il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha spiegato che cosa la Chiesa chiede alla politica in Italia. Lo ha fatto commentando solennemente l'enciclica del Papa «Caritas in veritate». Un intervento di candore evangelico e di forza polemica. Subito è stato afferrato da Repubblica e i famosi cavalieri della libera informazione lo hanno manipolato per trasformarlo nel loro cappellano.
Confesso. Ci ero cascato. Quando ho aperto il sito internet di Repubblica mi sono girate le scatole. Con astuzia da falsari napoletani, Bagnasco è stato travestito dal compare in tonaca di Eugenio Scalfari, Dario Fo e Giuseppe D’Avanzo. Un nemico giurato di Berlusconi. In che modo? Il titolo e la collocazione in pagina è tutto. E così Bagnasco è stato messo assieme ai 400mila firmatari dell’appello contro il presunto dittatore di Arcore. Allusioni sottili nei sottotitoli. Poi ho avuto un soprassalto di coscienza. Ho applicato a Repubblica la regola aurea: diffidare. Ho guardato sul sito della Radio Vaticana. Tutto un altro Bagnasco, il vero Bagnasco, quello che per le sue idee un paio di volte è stato appeso per i piedi dalla sinistra italiana ed europea al Parlamento di Strasburgo perché contrario alle unioni gay e all’aborto. Lui, proprio lui. E allora? Allora, al diavolo: questi che organizzano una manifestazione per la libertà di stampa somigliano ai sovietici quando indicevano marce per la pace nel mondo e intanto invadevano l'Ungheria impiccando Imre Nagy.
Mi era già capitato alcuni giorni fa, di osservare questa fumisteria di Ezio Mauro al lavoro. Mercoledì Repubblica aveva pubblicato le risposte del patriarca di Venezia, cardinal Angelo Scola, alla presentazione di un corso di studi. Frasi serene, senza impeto polemico. Le ho trovate anche su Avvenire. Invece Repubblica l’ha fatta passare per un’intervista. E hanno impacchettato il porporato contornandogli graficamente la faccia con le ormai piuttosto rancide «Le nuove dieci domande» a Berlusconi, così da farle apparire quasi uscissero come fumetto dalla sua bocca. È la tecnica della censura additiva. Io non ti faccio conoscere il vero pensiero del soggetto. Gli metto vicino una lente deformante. I russi la chiamano disinformatija.
Osserviamola nel caso di Bagnasco. Ecco la titolazione che infila nell’unico minestrone antiberlusconiano la carota di Bagnasco e il bastone dei giuristi filo-abortisti. «Cei: “Degrado politica perché manca etica” Libertà di stampa, 400mila - Firma “Siamo tutti farabutti”. Le foto - Il video». In quel contesto l’etica richiamata da Bagnasco è quella delle lenzuola, dunque si induce a pensare: Berlusconi vergogna, hanno ragione quelli delle «dieci domande», moralmente il cardinale le firma e le propaganda.
Rileggo la corrispondenza della Radio Vaticana. Ecco Bagnasco. In sintesi. La carità e la verità sono la sorgente di una vita buona. Se viene meno la verità su che cosa è l’uomo e la donna, su che cosa è la famiglia, e come sia preziosa la vita sin dal momento del suo concepimento, conviene chiudere bottega, la politica diventa un pozzo nero di nefandezza, senza progetto e senza speranza. Non sono questioni private le scelte su famiglia ed argomenti eticamente sensibili, ma investono la vita pubblica, guai a dividere i due ambiti, le scelte non sono mai individuali, si riflettono sulla società.
Un paio di citazioni fra virgolette. «Aver sottovalutato l’impatto della famiglia sul piano sociale ed economico riconducendola a una questione privata, quando non addirittura a un retaggio culturale del passato, è stata una miopia di cui oggi pagano le conseguenze soprattutto le generazioni più giovani, sempre meno numerose e sempre meno importanti». Ancora: e dunque «sbagliano quanti in questi anni, anche nel nostro Paese, si sono contrapposti tra difensori dell’etica individuale e propugnatori dell’etica sociale. In realtà le due cose stanno insieme come dimostra la crescente consapevolezza che la questione demografica, che attiene certamente alla dinamica affettiva e familiare, rappresenti pure uno snodo decisivo delle politiche economiche e perfino del Welfare». Traduzione per el pueblo: non potete propagandare aborto, coppie gay e unioni di fatto, e pensare che questa frammentazione della famiglia non porti a un crollo demografico. Ancora: «L’aborto e l’eutanasia corrodono il senso della legge e impediscono all’origine l’accoglienza dei più deboli, rappresentando una ferita alla comunità umana dalle enormi conseguenze di degrado... se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono».
C’è qualche politico della sinistra, qualche capatàz dell'informazione di Repubblica disposto a firmare queste parole? E allora perché, compagno Ezio Mauro, fai firmare a Bagnasco il tuo appello con un trucco? «Siamo tutti farabutti» dichiarate: voi senz’altro, ma Bagnasco che cosa c’entra?