«L'Italia si mostra in salute con una crescita del Pil superiore alle previsioni», le prospettive del Paese «sono solide», come dimostrano i giudizi delle agenzie di rating, e «la stabilità politica favorisce tutto questo», la gestione del debito pubblico «è stata molto accorta, il governo ha fatto un ottimo lavoro e se riusciremo a uscire dalla procedura d'infrazione ne trarremo un grande beneficio in termini di spread e per la sostenibilità del debito».
La benedizione a Giorgia Meloni è arrivata ieri dalla bocca dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nella conferenza stampa per la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo. Di certo, quando parla il timoniere della principale banca italiana le parole lasciano un solco assai più profondo rispetto alle solite esternazioni di esperti o politici. Nel quadriennio del nuovo piano al 2029, infatti, Intesa intende creare circa 500 miliardi di valore per tutti gli stakeholder: 50 miliardi agli azionisti (il 75% in dividendi cash e il 20% tramite buyback), 374 miliardi di nuovo credito a medio-lungo termine (di cui 260 miliardi in Italia) per famiglie e imprese, 28 miliardi per il personale, 17 miliardi per fornitori, 26 miliardi per il settore pubblico attraverso le imposte (dirette e indirette) e 1 miliardo per interventi sociali. «Finisce il Pnrr e inizia il Pnrr di Intesa Sanpaolo per l'Italia. Siamo certi che questi contribuirà allo sviluppo del Pil del nostro Paese», ha sottolineato Messina. Che per i prossimi anni conferma un modello patrimonializzato, digitale e zero Npl con focus sui ricavi da commissioni, efficienza operativa e profilo di rischio contenuto. Il piano prevede crescita della clientela (+2,5 milioni), degli impieghi (+46 miliardi) e del nuovo credito (+76 miliardi), delle attività finanziarie (+200 miliardi), del risparmio gestito (+101 miliardi) e dei premi assicurativi danni (+0,7 miliardi). La rete di consulenza crescerà di circa 3.700 persone, a 22.250 unità. La sostenibilità di questa politica poggia su una crescita attesa della redditività: l'utile netto è previsto salire progressivamente sopra quota 11,5 miliardi nel 2029. Nel frattempo, il 2025 si è chiuso con un utile netto di 9,3 miliardi, in aumento del 7,6% rispetto agli 8,7 miliardi del 2024, e superiore agli obiettivi del piano industriale 2022-2025. Per gli azionisti, i dividendi complessivi ammontano a 6,5 miliardi, di cui 3,2 miliardi già pagati come acconto e 3,3 miliardi in saldo a maggio 2026, affiancati da un buyback da 2,3 miliardi previsto per luglio 2026. Sul fronte strategico, Messina ora è pronto ad entrare «in una nuova fase» cominciando a spostare il focus dall'Italia, «che comunque rimarrà la parte principale dei nostri utili», ha spiegato ancora il banchiere. La tecnologia rappresenterà la «leva strategica per poter crescere in paesi diversi dal nostro» senza la necessita di acquisizioni di banche nell'Eurozona che «comporta una serie di problematiche, specialmente in una fase di sovranismo in cui si cerca di difendere i propri territori. Avendo delle filiali in alcuni Paesi, se le trasformiamo per lavorare con il private bank e la piattaforma digitale Isytech ci troveremo ad averle pronte per operare», ha aggiunto lanciando Isywealth Europe, l'iniziativa che guarda all'estero per la consulenza degli investimenti. Anche in Italia il ceo di Intesa Sanpolo intende tenersi fuori dal risiko perché «siamo ben felici di essere parte di una storia completamente diversa, siamo su un pianeta diverso». Sui nuovi equilibri industriali che si sono creati dopo la conquista di Mediobanca da parte del Monte dei Paschi, Messina ha precisato: «Non vediamo alcun problema da combinazioni di Mps, sia con Banca Generali sia tramite accordi con Generali». La compagnia triestina (partecipata al 13,2% da Piazzetta Cuccia) «è un chiaro player nel campo assicurativo, ma penso che ci sia oggi una sovrastima delle sue dimensioni» perché «in termini di masse gestite in Italia la dimensione non sono diverse da quelle del Banco Bpm», ha sottolineato agli analisti. Poi, incalzato ancora sul tema in conferenza stampa, ha chiosato: «Abbiamo una tale posizione di leadership che qualunque operazione dovesse essere realizzata in Italia, per noi non cambia nulla». Il riferimento è anche alle ipotesi di alleanza tra Unicredit e Generali nel risparmio gestito. «Noi, se facciamo delle operazioni, le facciamo per avere un controllo pieno e per comandare», ha ribadito il ceo. La strategia è, dunque, chiara fino al 2029.
Il quinto mandato di Messina al timone di Intesa scadrà prima, ovvero nella primavera 2028. Ma il banchiere si candida già per un sesto round: «Abbiamo tanti manager validi in questo gruppo», tuttavia «credo di essere ancora la soluzione migliore».