Nessuna concessione, nemmeno sulle vice-presidenze. Il Luigi Lovaglio bis, che ritorna ceo dopo la clamorosa vittoria in assemblea, rafforza l'impronta dell'intransigenza e non concede nemmeno le briciole agli avversari della lista del Cda che pure occupano sei poltrone, sette se si conta anche la rappresentante di Assogestioni Paola De Martini che nel board precedente aveva già sfiduciato l'amministratore delegato. A colpi di auto-votazione, Lovaglio incassa la sua nomina, la marcia indietro sul suo licenziamento, la carica di presidente a Cesare Bisoni (sul quale si è registrata anche l'astensione di Corrado Passera, quello che le minoranze avrebbero voluto come presidente). Il baffo d'acciaio - soprannome oggi più che mai calzante - si tiene anche la carica di direttore generale e sceglie le due vice-presidenze rigorosamente tra le fila della lista Tortora: Flavia Mazzarella, con funzioni vicarie, e Carlo Corradini.
Nel cda di ieri, iniziato alle dieci di mattina e proseguito per nove ore, lo scontro è salito di tono anche sui comitati consiliari. A tal punto che si è riusciti ad arrivare a un dunque solo sul Comitato nomine (composto da Patrizia Albano come presidente e Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali e Flavia Mazzarella). Il comitato doveva essere composto da cinque membri, ma uno dei consiglieri di minoranza avrebbe rifiutato di entrarci. Il Consiglio è stato aggiornato a data successiva per procedere alla composizione degli altri quattro comitati: remunerazione, parti correlate, rischi e It. Anche la mancata nomina di tutti i comitati certifica una volta in più come la prima uscita del nuovo consiglio d'amministrazione non è andata bene. A maggior ragione se l'obiettivo era quello auspicato di raggiungere una concordia. Il cda di Mps, infatti, ha nominato Lovaglio amministratore delegato e direttore generale e Cesare Bisoni presidente con i soli voti favorevoli degli otto consiglieri di Plt Holding, inclusi Lovaglio e Bisoni che si sono auto-votati con modalità quanto meno inusuali in una grande società quotata. Le vicepresidenze sono state assegnate, sempre a maggioranza, a Mazzarella e Corradini, entrambi eletti nella lista di Plt Holding, che in assemblea si è affermata con il 49,9% dei voti (e il 32% del capitale totale) a fronte del 38,8% ottenuto dalla lista del cda. In sintesi, una maggioranza che non è riuscita a superare nemmeno la soglia del 50% delle preferenze ha deciso muscolarmente tutte le cariche chiave dell'istituto. Un fatto che ha mandato su tutte le furie i consiglieri di minoranza, che stanno pensando di fare un esposto in Consob e alla Banca centrale europea.
In attesa di avere notizie dal consiglio d'amministrazione, ieri a Piazza Affari il titolo di Mps è cresciuto dello 0,22% a 9,10 euro e quello di Mediobanca è cresciuto dello 0,84% 19,88 euro. Forse nella speranza che nel consesso del cda potesse scoppiare una pace che dopo ieri sera sembra davvero lontana. C'è da domandarsi, quindi, se questo inasprimento della tensione possa giovare alla quotazione dei titoli e al prosieguo del cammino di Mps, peraltro chiamata a portare avanti un processo d'integrazione molto complesso con Mediobanca.
Questo grado di conflittualità rappresenta un'incognita ancora maggiore rispetto a un'eventuale rinvio a giudizio di Lovaglio nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sulla scalata a Piazzetta Cuccia. Anche per questo le minoranze avrebbero voluto un presidente in grado di subentrare in un ruolo operativo per il quale avevano pensato a Passera.