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Mps, mezza giravolta su Generali

Il 13,2% del Leone in Mediobanca. Lovaglio: "Mai valutato se cederla"

Mps, mezza giravolta su Generali
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Il 13,2% delle Generali sarà custodito nella nuova Mediobanca spa. La conferma è arrivata ieri dall'ad del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, che nella conferenza telefonica con gli analisti sui conti del trimestre è stato incalzato sulla gestione della quota nel capitale del Leone. La risposta è che per ora non c'è una cessione in vista: «Siamo così tanto concentrati sul processo di integrazione» con l'istituto di Piazzetta Cuccia «che onestamente non ho neppure pensato a quale scenario sarebbe plausibile o logico vendere la partecipazione in Generali. È meglio rimandare questo tipo di considerazioni». Poi ha aggiunto: «Come dico sempre, è bello avere il loro contributo e pensare a qualche forma di collaborazione industriale. Generali è un qualcosa nice to have, una fonte di ricavi su cui contiamo, e ci offre possibilità di partnership operative». A marzo, il ceo del gruppo assicurativo, Philippe Donnet, aveva lasciato intendere che Generali potrebbe subentrare ad Axa quando scadranno gli accordi distributivi con Siena senza però escludere un possibile allargamento della partnership commerciale con Unicredit. Dai conti trimestrali emerge, intanto, che il Monte ha incassato il contributo di 131 milioni da Mediobanca che a sua volta è riferibile, nella quasi totalità, alla contabilizzazione della partecipazione nella compagnia assicurativa triestina.

Lovaglio ha poi indicato il cronoprogramma aggiornato della fusione tra le due realtà approvata dai rispettivi cda lo scorso 10 marzo. «I prossimi passaggi ha detto - sono le delibere di scissione tra maggio e giugno, le approvazioni degli azionisti e delle autorità nel terzo trimestre e l'esecuzione e l'efficacia nel quarto trimestre». Mediobanca si fonderà in Banca Mps, mentre le attività Cib e il private banking saranno scissi in una società interamente controllata e denominata Mediobanca spa. I consulenti di Mediobanca Premier passeranno, infine, in Widiba con il brand Mediobanca nella denominazione sociale. Quanto alla governance della banca senese, l'ad ha sottolineato che «l'incertezza è ormai alle spalle e l'attenzione è ora rivolta all'esecuzione strategica». E sulla fusione con Piazzetta Cuccia ha spiegato che alla fine le sinergie potrebbero essere anche superiori al previsto (a febbraio aveva promesso 700 milioni di risparmi da fusione). Il 30% di quelle previste «è già garantito per il 2026», ha evidenziato il banchiere.

Sul fronte dei conti, il Monte ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile di 521 milioni. Nello stesso periodo dell'anno precedente il risultato - che non consolidava ancora Mediobanca - ammontava a 413,1 milioni. L'utile ante imposte sale a 911 milioni (in crescita del 6,7% anno su anno e del 15,6% rispetto al quarto trimestre 2025) e i ricavi hanno raggiunto quota 1,96 miliardi.

Escludendo l'apporto riferito al perimetro Mediobanca (925 milioni), si sono attestati a 1,034 miliardi (+2,7% rispetto al primo trimestre 2025).

In Piazza Affari, il titolo Mps ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo dell'1,47% attestandosi a 9,46 euro mentre quello di Mediobanca ha guadagnato l'1,27% a 20,73 euro.

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